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La mano sul ghiacciaio: Mer de Galce, Chamonix

Quest’estate verrà sicuramente ricordata, oltre che per la perdurante siccità che sta colpendo tutta la penisola, anche come una tra le più calde di sempre. A giungno lo zero termico si è assestato attorno ai 5000 metri cioè ben oltre la cima del monte Bianco (la vetta più alta d’Europa)!
06_ChiesettaIn questo scenario di cambiamenti climatici Stazione Treninosempre più importanti, il mio sogno di toccare un ghiacciaio diventa costantemente più problematico. Eppure ce l’ho fatta grazie ad un inaspettato regalo da parte di Marta!
Avrei piacere a raccontarvi com’è andata.
Lasciamo Annecy, il giorno prima lo abbiamo visitato insieme all’omonimo lago (il secondo per dimensioni di tutta la Francia), con il sole nascosto dietro una grigia coltre di nuvole alte. Il pullman della gita organizzata attraversa l’Alta Savoia , dinnanzi a noi si para sempre più imponente e maestosa la catena alpina. Più ci avviciniamo a Chamonix più sembra di tornare indietro in inverno, anche se in realtà siamo a metà marzo.
Purtroppo le nuvole coprono le cime del massiccio del Bianco che qui raggiungono verticalità impressionanti!
La meta di questa giornata è il Mer de Glace e lo raggiungeremo sul trenino a cremagliera che collega Chamonix a Montenvers. C’è giusto il tempo di gironzolare un po’ tra le vie del rinomato centro sciistico che è tempo di salire a bordo. Lentamente la vecchia carrozza si inerpica sul fianco della montagna, calma ma decisa.
Sono leggermente teso per via dei miei problemi di pressione ma stempero il tutto seguendo con lo sguardo le innumerevoli piste di impronte sulla neve che si snodano per il bosco.Aguille du Dru Mer de Glace Livello Anni 90
Uno sguardo a Marta, uno alla foresta, uno alla conca di Chamonix ed eccoci finalmente a destinazione.
Davanti ai nostri occhi si manifesta tutta la potenza della natura: la lingua di ghiaccio si fa largo serpeggiando fra i lati della valle, occupandola completamente!
Lo stupore, ahimè, convive con lo sconforto. Quando è stata inaugurata la ferrovia nel 1909 il “mare di ghiaccio” quasi lambiva la stazione, oggi è parecchie centinaia di metri sotto!
Per riuscire ad intercettarlo bisogna dapprima prendere una seggiovia e da lì scendere a piedi 415 scalini! Ad aumentare la presa di coscienza della sofferenza a cui son sottoposti i ghiacciai alpini, viene riportato il livello del ghiaccio ad intervalli di tot anni. Stiamo facendo una sorta di viaggio nel tempo, passo dopo passo le grotte si avvicinano e parallelamente le targhe hanno date sempre più recenti. In realta la natura ci mostra senza filtri quello che c’era un tempo: i fianchi della vallata, soprattutto sul versante opposto a quello su cui ci stiamo muovendo, sono ricoperti da una coltre impressionante di detriti! Dai piccoli ciottoli a veri e propri massi, la morena del Mer de Glace è tutto ciò che rimane dell’antica grandezza!
Nonostante tutto, però, il ghiaccio è ancora vivo e non manca di farcelo sapere con frequenti schiocchi provenienti dai crepacci più profondi.
Grotta18238597_10213138120315805_3892735226019051922_oTerminata la lunga scalinata ecco che si giunge al livello dell’entrata per le grotte scavate direttamente nell ghiaccio vivo. Il momento è arrivato. Manca ancora qualche passo lungo la passerella ma lo stupore mi ha già pervaso. Dal bianco sbucano delle lingue di colore azzurro intenso. Istantaneamente ci si accorge che quella è la vera anima del ghiacciaio, ancora coperto di neve caduta durante l’inverno. Quasi tremolando sollevo la mia mano e la appoggio sulla massa lucida. Un brivido mi percorre ma non è il freddo, è quello che si prova quando un sogno si concretizza. E’ strano come mi senta ancora più piccolo dinnanzi alla natura.
Fin dal 1946 viene scavata una grotta all’interno del ghiacciaio. Ci addentriamo in essa. Siamo in un’altra dimensione: la luce che passa dall’esterno viene riflessa dalle pareti lucide, tutto è di un blu intenso… I livelli di neve e detrito che negli anni sono caduti creano come una sorta di bande di diverso colore. Tutto è sospeso nella massa del ghiaccio, compresi ciottoli che paiono immersi nella glassa e che non riesco a non domandarmi quanti secoli addietro possono essere stati “catturati”!
L’illminazione artificiale di varii colori amplifica la sensazione onirica mentre osserviamo le varie sculture che sono state forgiate con la materia glaciale: un orso, un piccolo caminetto ed altri arredi casalinghi.
Si è fatta l’ora di tornare indietro. Chissà per quanto riusciremo ad assistere a spettacoli del genere…  Si dice che sono cicli, e molto probabilmente ci sarà un tempo in cui i ghiacciai torneranno ad espandersi ed a scendere per le valli.
Il “mare” avrà una nuova primavera o meglio, perdonate la battuta alquanto di bassa lega, inverno. Ma i tempi dell’uomo non sono quelli della natura, oggi torno a casa con il cuore malinconico. Eppure… l’ho toccato! E non lo dimenticherò mai!
Mer de Glace

Al Rifugio Sella da Valnontey, il classico

Se si trascorre una vacanza a Cogne, la gita che non può mancare è salire al Rifugio Sella!
Ricordo ancora quando mi ci hanno portato per la prima volta: con le mie gambette da bambino la salita sembrava non finire mai ma ho ancora vivido il ricordo della bellezza della giornata…
La ValnonteyPerchè quest’escursione è così famosa? Diciamo che lo sforzo è ampiamente ripagato dal panorama sul massiccio del Gran Paradiso e, soprattutto, dagli incontri frequenti con la flora e la fauna del Parco.
Quest’estate sono ritornato con Marta e vorrei raccontarvi com’è andata!
Da Valnontey passiamo accanto al Giardino Botanico Paradisia, consiglio la visita a chi volesse fare un primo incontro con numerose specie vegetali tipiche dell’ambiente alpino, ed imbocchiamo il sentiero. In questo primo tratto ricordo molti camosci quando ero venuto per un workshop fotografico primaverile qualche anno addietro. Durante la salita qualche marmotta si accorge della nostra presenza ed emette il classico fischio d’allarme ma c’è un suono decisamente più persistente: lo scroscio del torrente Grand Lauson!Ponte sul Gran Lauson
In concomitanza di un tornante si stacca un’evidente pista che in men che non si dica ci porta ai piedi di una cascata: il fragore è quasi assordante! Mentre contempliamo il balzo dell’acqua la nostra attenzione è colpita da quel che resta di un cranio di stambecco! Probabilmente l’acqua o una valanga invernale hanno trasportato sul greto quel che rimaneva del povero animale. I numerosi tornanti permettono di prendere quota velocemente, in breve superiamo il torrente su un comodo ponticello (siamo appena a monte della cascata vista all’inizio). L’ambiente cambia, sbuchiamo sui pascoli un tempo molto sfruttati (lo testimoniano numerosi ruderi di alpeggi come quello di Thoule) ma che oggi sono il palcoscenico ideale per vedere marmotte e camosci! Anche la flora si arricchisce di essenze: ai larici, sempre più sporadici, si aggiungono ginepri nani, rododendri ed una quantità di altre specie tipiche degli ambienti prativi!
Un tratto di sentiero è stato chiuso per il pericolo di frane per cui si riattraversa nuovamente il Gran Lauson presso un grande lastrone di roccia e ci si ricollega al vecchio tracciato.
Il panorama si apre sempre più. A nord sono in bella mostra le ex miniere di Colonna, qui si estraeva il manganese fino al 1979!
Verso sud la vista è appagata dalla serie di ghiacciai che scendono dalle cime che costituiscono lo spartiacque tra la Valnontey e la Valleile!
Cresta Valnontey ValeilleInizia la parte più tosta della salita, il sentiero sale a zig zag su una sorta di scalino naturale.
La pressione mi gioca un paio di leggeri scherzetti, qualche minimo giramento di testa, ma si prosegue! Durante le piccole pause si possono fare considerazioni geomorfologiche: su alcune vette permangono i ghiacciai (nonostante una sofferenza manifesta) come quello di Money, mentre su altre resta solo il loro ricordo come tra le Punte Fenilia e Valmiana dov’è evidente la consistente morena “aggrappata” a quello che un tempo era un circolo glaciale!
Manca poco, siamo in vista dell’Alpeggio Lauson :Conca del Rifugio Sella un manipolo di vecchie costruzioni, alcune restaurate, che sembrano uscite da un presepe con i ghiacciai come fondale… Bellissimo!
D’improvviso riconosco la sagoma del rifugio… Siamo arrivati!
L’aria è decisamente frizzante, ci troviamo a 2579m, ci vuole una felpa! Guadagniamo la cima di una sorta di colletta da cui si gode pienamente la conca in cui è situato il rifugio, paesaggisticamente è una gioia per gli occhi: in testa alla valle si staglia il Colle del Lauson (3296m), la Punta dell’Inferno (3393m) e la Punta Rossa (3630m).Camoscio
Alle nostre spalle, anticipato dal concerto di campanacci, giunge un enorme gregge di pecore capre che si dispone sulla linea del crinale creando una sorta di muraglia tenuta a bada dal pastore e dal suo compagno canino: una scena che profuma di passato!
Non siamo riusciti ancora a vedere animali ma il nostro pranzo diventa un’esca involontaria per un Gracchio Alpino (Pyrrhocorax graculus), corvide tipico degli ambienti alpini ricchi di costoni rocciosi, che spavaldo viene fin quasi ai nostri piedi per “elemosinare” cibo. Non si dovrebbe fare ma un pezzetto di panino glielo allunghiamo, lui lo prende e vola a mangiarlo in sicurezza sul tetto del rifugio!
Proviamo ad arrivare al Laghetto del Lauson ma temiamo di non fare a tempo a rientrare con la luce, dal rifugio dista solo una mezz’oretta di cammino ma ci aspettano almeno due ore per rientrare a Valnontey, così ci gustiamo un bel thè prima di iniziare la discesa.
Si alza un vento molto forte che solleva la polvere del sentiero creando dei veri e propri turbini!
Forse perchè cala la sera, forse perchè ci sono molte meno persone che a salire, o chissà per quale motivo ma è un continuo fermarci ad osservare animali! Come se avessimo accumulato un credito che deve essere saldato!
Tante sono le marmotte che incontriamo, l’estate sta finendo (per citare una famosa canzone) per cui sono belle paffute e non possono far altro che ispirare una risata mentre le si guarda muovere alla ricerca di cibo!
Per concludere facciamo anche l’incontro con un camoscio che, noncurante della nostra presenza, pascola sul prato…
La giornata non poteva concludersi meglio!

Verso i Laghi del Lauson  Alpeggio Lauson  Gran Lauson

Ho visto il Paradiso dall’Alpe Money

“Vai all’Alpe Money, è un posto bellissimo!”
Così mi suggeriva mio papà mentre ero in procinto di partire per la vacanza a Valnontey con Marta…
Valnontey, Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Appena usciti dall’albergo decidiamo di scattare qualche foto ai verdi pascoli prima di partire per la gita. La vallata è ancora immersa nella fredda ombra del mattino. Qualche campanaccio suona, il torrente rumoreggia ed una marmotta, come ogni mattina, segnala alle proprie compagne la presenza di visitatori.  D’improvviso un fruscio sempre più forte rompe il concerto di suoni. Nel tentativo di attraversare i pascoli siamo finiti in una trappola d’acqua: due annaffiatoi automatici stanno per incrociare i loro getti… Proprio su di noi!
Non c’è altra soluzione se non correre nella speranza di non ricevere una doccia gelata, ma il tentativo ci riesce solo in parte!
Pazienza, chi dice che “sposa bagnata, sposa fortunata” non possa valere anche per gli escursionisti?
Ci rimettiamo in movimento con il sole che stenta ancora a farsi vedere giocando a nascondino con le cime delle montagne. Ma proprio mentre risaliamo la Valnontey (qui le indicazioni) una specie di rombo attira la mia attenzione. Subito immagino sia un tuono ma il cielo è terso! Pochi secondi e la mente vola ad una frana ma girandomi intorno non vedo nulla… Sconsolato guardo davanti a me per riprendere il cammino ed ecco capito tutto:
dalle pareti della Becca di Gay, proprio dietro il Bivacco Stefano Borghi, si leva una grande nube di polvere! Deve esserci stato un crollo importante!
Il bivio per l’Alpe Money è all’altezza della confluenza tra il Gran Vallon ed il Valnontey.
Il sentiero sale in maniera più che decisa dapprima tra gli arbusti e subito dopo tra i larici. Non sapevamo che, visto il nostro modesto allenamento, sarebbe stato l’inizio di una salita “memorabile”! Si sale costantemente tra continui tornanti e solo di rado la vegetazione  permette di avere un’anteprima di cosa potremo vedere salendo ancora. Poco oltre i 2000 d’improvviso il lariceto si dirada e, dopo aver superato una cengia su roccia attrezzata, ci ritroviamo su uno stretto terrazzo che spazia sui ghiacciai del Gran Paradiso e sul fondovalle.
Il sole è già arrivato ad illuminare le parti culminanti delle montagne ed il bianco splendente della neve contrasta con l’oscurità in cui è ancora immerso il fondo della vallata. Neanche il tempo di assaporare così tanta bellezza che la salita riprende, meno forte di prima ma comunque decisa. La mappa, evidentemente troppo semplicistica, indica una scalata che sulla carta appare breve ma che in realtà ci sembra infinita. Nonostante la bellezza del posto, più di una volta siam sul limite di gettare la spugna. La mente può giocarti brutti scherzi quando, complice lo sforzo fisico, è assalita dalla frustrazione di un’attesa senza fine. Ci facciamo coraggio a suon di “ancora un tornante e poi ci fermiamo” fino a quando, finalmente, il sentiero svolta dietro ad uno sperone roccioso: la cengia che tanto aspettavamo! Siamo a quota  2300 e da qui in poi sarà pressochè una passeggiata.
Valontey   Versp Alpe Money   Prateria
Rimango senza fiato ma non c’entra niente la salita. Ciò che vedo è di una bellezza commovente: siamo infine sul gradino glaciale sovrastato, come una cornice, dai ghiacciai che corrono dal Roccia Viva all’Herbetet passando per la Testa di Valnontey e la Tribolazione.
Le marmotte fischiano, la fame si fa sentire così ci fermiamo su una roccia per gustare il pranzo. Nessun ristorante potrà mai offrie una sala del genere!
Una volta rinfocillati è tempo di ripartire e da qui in poi i miei occhi brilleranno come quelli di un bambino!
Questo tratto di percorso, estremamente aereo e panoramico, attraversa la Conca Costaleina solcata da numerosi ruscelli che scendono dalle cime circostanti in un ambiente di tipica prateria alpina interrotta solo da vere foreste di salici arbustivi che seguono l’andamento dei piccoli corsi d’acqua. Tralasciando la deviazione per il Bivacco Money, in corrispondenza di un banco di gneiss gradinati passiamo accanto ad una zona umida (evidentemente quest’area pressocchè piana permette alle acque di disperdersi) in cui, nonostante la stagione avanzata, resistono ancora alcuni Eriofori.
L’Alpe Money (2325m) è poco distante, e così la raggiungiamo. Il luogo è un vero e proprio inno all’ambiente alpino!
Il massiccio del Gran Paradiso si staglia imponente di fronte a noi con vedute spettacolari sui ghiacciai: il Ghiacciaio del Roccia Viva scende come una colata alla nostra sinistra mentre alla destra quello della Tribolazione sembra la cristallizzazione di una cascata!
Ghiacciaio Roccia Viva   Alpe Money   Ghiacciaio della Tribolazione
Tutto immerso nel solo fruscio dei piccoli torrentelli e delle cascate che da qui precipitano pe centinaia di metri nella valle sottostante. La stessa fusione del ghiaccio crea rivoli d’argento illuminati dal sole… Il ghiaccio riflette, l’acqua scintilla mentre il cielo blu cobalto si staglia sui pascoli ingialliti dall’avanzare della stagione!
Sì, sono in paradiso. Non saprei come descrivere in maniera diversa questo luogo!
E’ possibile proseguire da qui e, con un anello, completare il giro della Valnontey ma noi preferiamo tornare indietro sui nostri passi. Poco prima di intraprendere la vera discesa, la natura ci offre un ultimo regalo: una coppia di Gipeti sfila sotto ai nostri occhi… Stiamo volando ancora più in alto di loro!
Il rientro non è semplice, il sole ci ha letteralmente cotti e le gambe sono oramai stremate.
Riusciamo ad essere in albergo giusto in tempo per la meritata doccia e si corre a riempirci lo stomaco con le prelibatezze locali.
Gli occhi ed il cuore invece son già stati ampiamente pervasi di bellezza ed emozioni durante questa giornata. Anche la parte iniziale la vedo con un’ottica diversa:  sicuramente abbiamo pagato il non conoscere il sentiero che ci ha forse fatto vivere con l’ansia di arrivare al termine della salita ma questo non ha fatto altro che aumentare lo stupore una volta superata.
Dopotutto il paradiso va conquistato… E voi cosa aspettate ad andare a prenderlo? Io il mio credo proprio di averlo trovato!
16_testa-di-valnontey    Gneiss scalinati   Testa di Valnontey

Risalendo la Valnontey

Cogne, Valnontey, Gran Paradiso… Se penso alla vera montagna la mia mente vola a questi luoghi fin da quando, ancora bambino, vidi per la prima volta i maestosi ghiacciai alpini durante Valnonteyuna vacanza estiva in questa porzione di Alpi.
Fu subito amore.

Ma alcuni amori si sa, hanno vicende travagliate e capita che non ci si possa incontrare per anni. Così è stato fino a quest’esate quando, insieme a Marta, son potuto ritornare a Valnontey, una delle più note perle del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Valnontey (1666m) è un piccolo villaggio posto a metà di un ramo secondario della Valle di Cogne che prende il suo nome: la Valnontey.
Pra SuppiazIl paese è adagiato in riva al torrente omonimo che scende dal massiccio del Gran Paradiso, maestosa scenografia che domina il panorama della vallatta. Da qui inizia un dedalo di sentieri che si arrampicano sui ripidi versanti verso mete d’alta quota (un classico è l’escursione al Rifugio Sella).
Per chi fosse meno avezzo alla fatica le opportunità sono comunque molteplici.
Ai margini del paese si può visitare il Giardino botanico Paradisia: un gardino di 10.000m2 finalizzato al far conoscere e valorizzare, attraverso le oltre 1000 specie presenti, la flora alpina.
Ma ciò di cui voglio parlarvi oggi è un percorso alla portata di tutti ed in grado di farci scoprire le meraviglie del Parco.
Attraversiamo il ponte ed imbrocchiamo lo sterrato che in piano costeggia il corso d’acqua (da tenere alla nostra sinistra), passa accanto ad un agriturismo ed in breve ci conduce in un’ampia area prativa. Agli occhi attenti non sfuggirà che l’ambiente non è quello tipico dei pascoli circostanti, infatti siamo dinnanzi ad una torbiera: la torbiera di Pra Suppiaz!
In alcuni rigagnoli non sarà difficile osservare le trote che, come schegge, risalgono la corrente ma mi raccomando, la torbiera è un ambiente estremamente delicato che ospita una flora caratteristica per cui muoviamoci con il massimo rispetto.
Dopo averci lasciato alle spalle anche l’Alpeggio Pra Suppiaz attraversiamo il torrente e
23_ponte-derfaulets giungiamo al Valmiana: nucleo di case che ben rappresenta l’antica architettura locale con le costruzioni unicamente in legno e pietra!
Il sentiro, quasi in falso piano, si addentra nella valle cammiando appena sopra il Valnontey mentre ormai regna solo il suono del torrente e degli uccelli del bosco. In prossimità dell’incrocio per il Bivacco Money la vista si apre completamente verso la testa della valle e sulla bella cascata incisa nella roccia dal Gran Vallon. In breve raggiungiamo il Ponte dell’Erfaulet (1830m) che ci regala un bel colpo d’occhio sia guardando a valle che a monte. Ma è in alto che dobbiamo guardare se vogliamo cogliere la magia di questo posto, non sarà difficile scorgere più o meno distante il volo del Gipeto (Gypaetus barbatus): l’avvoltoio più grande d’Europa estinto durante il secolo passato ma che a seguito di reintorduzioni negli anni ’90 è in ripresa sull’arco alpino e nidifica stabilmente in quest’area del Parco. Se l’uccello dovesse mancare all’appuntamento potrete sempre rifarvi con il Ghiacciaio della Tribolazione che incombe sulle nostre teste come una cascata di ghiaccio!
30_testa-valnonteyAncora prima di attraversare il ponte consiglio di raggiungere la Fonte dell’Erfaulet (10 minuti), qui la natura saprà nuovamente stupirvi perchè vi ritroverete davanti un vero e proprio torrente che sbuca al piede di un’immensa pietraia!
Superando il ponte, invece, rientriamo nel bosco fino a che, dopo aver oltrepassato un enorme masso erratico, non si leva il sipario di larici e va in scena la bellezza.
Siamo in un luogo quasi primordiale modellato dall’acqua e dal ghiaccio: l’anfiteatro glaciale del Gran Paradiso chiude le pareti pressochè verticali di questo ultimo tratto di valle, pareti dalle quali discendono numerose cascate!
Volendo proseguire si potrà raggiungere i Casolari dell’Herbetet (2441m) ma diventa già una camminata per più esperti. A questo punto il rientro può avvenire sullo stesso percorso oppure appena superata Valmiana proseguendo dritti incontreremo prima il Casolare di David, quasi incastonato tra due massi, e poi il campeggio distante pochi minuti da Valnontey.

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Massiccio Gran Paradiso

Toccata e fuga al Lago di Dres, Ceresole Reale

Ci sono quelle escursioni che per un qualche motivo non riesci mai a completare fino in fondo. Una di queste “bestie nere” per me è il Lago di Dres. Ma andiamo con ordine.Ceresole Reale e Punta Basei Pecceta
Primo mattino a Ceresole Reale (1620m), il cielo è pressochè sereno. Già l’anno scorso siam saliti al Dres ma complici la nebbia ed i miei problemi di pressione, abbiamo preferito scendere senza esplorare molto l’area… Questa potrebbe essere la giornata giusta!
Oltrepassata la diga, dopo qualche centinaia di metri si stacca sulla sinistra il nostro sentiero… Gambe in spalla!
Proprio queste ultime vengono subito messe alla prova: si sale neanche tanto dolcemente in un bosco di Larice (Larx decidua) ed abeti. Il fondo è costituito da una coperta continua di aghi secchi da cui ogni tanto emergono, come delle collinette alte anche un metro, i formicai della Formica rossa (Formica rufa). Giungiamo al ponte sul Rio del Dres, emissario del lago omonimo e che poco a valle da qui crea una spettacolare cascata.
La meraviglia di camminare nella foresta di conifere è talmente tanta da non far pensare alla salita che in questo tratto è abbastanza impegnativa (nulla di estremo comunque). Credo che questo sia il bosco più bello in cui mi sia trovato. D’improvviso ci accorgiamo che il suono dei nostri passi è cambiato: camminiamo sulla neve!
Eravamo stati avvisati che probabilmente dai 1900 metri avremmo iniziato a trovare la neve, la predizione è stata precisa quasi al metro ma poco male, per ora è solo a sparute chiazze che convivono con piccoli stagni temporanei dovuti al disgelo.
Loslà, da qui il percorso diventa pianeggiante e si apre decisamente. Compaiono anche le prime fioriture di Pulsatilla alpina e di Croco.
Ricordo ancora quando la scorsa estate Marta ad occhi chiusi, come in un appuntamento al buio con la bellezza, mi ha condotto oltre la spalla di roccia per godere del mio stupore. Purtroppo allora le cime erano avvolte di nubi ma oggi non mi potranno fregare! Ed infatti arrivato in prossimità delle torbiere la mia bocca si spalanca tanto quanto gli occhi…  Tre Levanne e torbiereLa torbiera solcata dal ruscello è come una tavola color paglia d’inverno che corre fino a quando lo sguardo si infrange sulle pareti delle Levanne! Le tre superbe signore cariche di neve dominano il paesaggio dai loro oltre 3500 mentri! C’è da rimanere senza parole!
Le torbiere son ambienti “effimeri”, una fase di transizione tra uno specchio d’acqua ed un prato. Se ne possono trovare molte sulle Alpi ma non per questo devono essere rovinate, anzi! Sono ambienti unici dal punto di vista faunistico (popolate ed esempio da batteri anaerobi produttori di ammoniaca ed idrocarburi) e floristico (piante carnivoe o Eriofori) con specie adattate a vivere in un ambiente così povero di nutrimenti ed acido. In esse la materia organica si deposita senza esser decomposta e questo permette ai ricercatori di effettuare importanti ricerche sul passato!
Nonostante il disgelo (siamo comunque a fine maggio) presso l’Alpe Foppa la copertura nevosa è diventata pressochè completa e ci rallenta molto ma in prossimità dell’enorme macigno eccoci in vista del lago. Lo specchio d’acqua, sovrastato dal Corno Bianco (2883m) è quasi del tutto ancora coperto dal ghiaccio (qui in veste estiva). Ci fermiamo per il pranzo al margine della conca, tra un morso e l’altro c’è tempo per individuare le varie cime che ci circondano tra cui spiccano: il Mare Percia (3385m), la Cima di Courmaon (3162m) ed il Gran Paradiso (4061m).
Il tempo in montagna muta velocemente, ed in un batti baleno si rannuvola decisamente. Decido però di arrivare solo fino alla sponda del lago (2087m) per segnare quello che un amante del calcio chiamrebbere “il gol della bandiera”! Il cielo è nero ed il temporale sembra dietro l’angolo. Si torna indietro!
Ancora una volta caro il mio Dres l’hai vinta tu… Ma tornerò! Sì, tornerò!
Conca del Dres

A caccia di stambecchi, Chiapili Superiore

Ceresole Reale (1620 m), Valle Orco. Versante piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Chiapili SuperioreSuona la sveglia, ancora un po’ barcollante dal sonno apro la finestra. Mentre l’aria passa dall’avere l’odore di legno tipico di uno chalet alpino a quello frizzante del mattino si stagliano davanti a me le montagne ancora bianche di neve ed un cielo blu cobalto.
Sembra non esserci giornata migliore per levarci lo sfizio di vedere finalmente gli stambecchi!
Nonostante entrambi abbiamo viaggiato per Alpi, Marta molto più di me a dire il vero, nessuno dei due è riuscito ad immortalarne uno e colmare questa mancanza è proprio uno degli obiettivi che ci siamo preposti per la vacanza. La titolare dell’albergo ci suggerisce di andare fino alla frazione di Chiapili di Sopra dove è facile avvistarne a branchi in questa stagione. Già perchè nonostante sia la fine di maggio, qui la natura ha dei ritmi molto diversi dalla nostra Liguria: resiste ancora molta neve in alto e quindi gli animali si tengono ben più bassi del solito per trovare sostentamento nell’erbetta che molto timidamente inizia ad uscire! Ma ormai il disgelo è iniziato: cascatelle qua e là, addirittura assistiamo in diretta ad una valaga che cade dalle pareti della lontana Punta Basei!Stambecco
Seguiamo la bella passeggiata che circonda il lago (in buona parte ancora asciutto dopo lo svuotamento di questo inverno) ed in poco siamo in località Villa, qui imbocchiamo la strada che risale il corso dell’Orco. Appena superato il campeggio, in prossimità di uno spiazzo, è possibile ammirare le marmitte dei giganti: l’acqua verde gorgoglia senza sosta creando forme uniche nella roccia viva!
Chiappili SuperioreDopo un paio di curve eccoci arrivare a Chiapili Inferiore (1667m), una manciata di case con piccola pista da sci. Poco dietro al paese, ai piedi delle alte pareti di roccia, c’è una radura che regala sempre soddisfazioni faunistiche tanto che riusciamo a vedere il primo camoscio della vacanza. Tempo di fare scorta di cibo che siamo nuovamente in marcia.
Si sale più decisi, superata una curva ci si para davanto lo spettacolo: Chiapili Superiore (1886) circondato da verdi pascoli ed alle sue spalle l’imponente mole della Punta Basei! Uno scroscio continuo attira la mia attenzione, è la cascata del Rio della Percia!
Ancor prima di accorgermene Marta mi indica un punto nel prato tra le case… Uno stambecco!
Lentamente ci avviciniamo per immortalare la scena che sembra quasi una cartolina, ma subito ci accorgiamo che il nostro nuovo amico non ha alcun timore di noi anzi sembra volersi quasi mettere in posa!16052407CHISUP 34_Stambecco
Guadagniamo un’altura nelle vicinanze e pranziamo tra i ruderi di antichi alpeggi. Non perdiamo di vista i prati su cui appaiono sempre più stambecchi ma anche le marmotte ed i camosci ci tengono a far sapere che ci sono!
Proviamo ad avvicinarci per fare altre foto, siamo nel giardino di una villetta… Noi due ed un branco di almeno dieci stambecchi! E tra tutti i più estereffati siamo proprio io e Marta!
C’è anche un individuo dal corno storto, forse per colpa di un trauma? Non lo sappiamo ma non possiamo altro che simpatizzare per questo bizzarro animale!
E’ presto quindi saliamo ancora e nonostante sbuchino stambecchi da ogni parte è sempre un’emozione incontrare lo sguardo di questi maestosi signori della montagna.
Ad aumentare l’euforia ci pensa una coppia di marmotte che non fa altro che azzuffarsi all’uscita di una tana appena sotto il ciglio della strada!
Ma la bellezza è tutta intorno a noi, la valle va a restringersi sempre più verso il luogo simbolo della bellezza di queste aree: il Colle del Nivolet. Non abbiamo tempo di salire ancora e così ci sediamo ad ammirare il Vallone del Carro con la tipica conformazione ad U, ricordo del tempo in cui i ghiacciai discendevano queste vallate alpine!
Ripercorrendo i loro passi torniamo a Chiapili Inferiore dove ci attende un po’ di relax su un tavolo letteralmente lambito dalle acque del torrente! Una giornata che più alpina di così non poteva proprio essere!
35_Verso Serrù 16052411CHISUP Pascolo