Riserva delle Agoraie e Moggetto

Riserva delle Agoraie e Moggetto- Lago degli AbetiSe vi dicessi che a circa 40 minuti di macchina dal mare potreste incontrare le renne che brucano, mi credereste? Eppure non siamo distanti dalla realtà…
Non preoccupatevi, non sono impazzito, a fine articolo tutto vi sarà più chiaro.
All’interno del Parco Naturale Regionale dell’Aveto, nel comune di Rezzoaglio, c’è una vera e propria perla naturalistica. In un’ampia conca del versante nord occidentale del Monte Aiona ci sono numerosi laghetti (alcuni perenni, altri stagionali) incastonati in un’estesa foresta di faggi (Fagus sylvatica) e abeti rossi (Picea abies). Nell’ultima glaciazione qui c’era un piccolo ghiacciaio che una volta ritirato ha lasciato avvallamenti nel terreno che sono stati riempiti dall’acqua creando questi piccoli laghetti.
Ma la glaciazione ha lasciato “ricordi” ancor più preziosi !
Grazie al micro clima della zona, nonostante sia situata tra i 1200 e i 1300 m in inverno si possono toccare i -31° e la copertura nevosa persiste anche per 5 o 6 mesi, qui sono sopravvissute piante che oggi Riserva delle Agoraie e Moggetto- Lago degli Abeti-verticaleincontriamo a quote decisamente maggiori ed a latitudini molto più settentrionali. La delicatezza di questi ambienti ha reso necessaria una tutela molto severa, infatti la riserva è orientata ovvero la Forestale (l’intera Foresta delle Lame è demanio dello Stato) concede un numero ristretto di visite all’anno, a piccoli gruppi, e solo a scopo didattico o scientifico.
[Chiunque desista dal voler entrare “abusivamente” perché la zona è recintata e strettamente controllata]
Tutti i laghetti sono destinati ad interrarsi con il tempo e visitando le Agoraie possiamo vedere i passaggi della transizione dallo stagno, alla torbiera ed infine al prato perché ogni specchio d’acqua è in una fase evolutiva differente.
Il laghetto più famoso della Riserva è sicuramente il Lago degli Abeti. Il nome deriva dai tronchi di Abete Bianco (Abies alba) che giacciono sul suo fondo. Nonostante sia stata attribuita loro un’età di circa 2650 anni, i tronchi non sono fossili bensì perfettamente intatti, come fossero appena stati abbattuti, grazie alla bassissima temperatura dell’acqua ed allo scarso contenuto in sali della stessa. Qui gli abeti che circondano il lago e le sfumature di azzurro e verde dell’acqua cristallina creano un’atmosfera quasi surreale.
Ci si sposta poi al Lago Agoraie di Mezzo e al Lago Riondo. Questi stagni sono parzialmente interrati ed è qui che si possono fare incredibili incontri botanici con relitti glaciali e piante tipiche di zone umide e torbiere: piante carnivore come la Drosera rotundifolia o la Pinguicula vulgaris, diversi tipi di sfagni, la carice fosca (Carex fusca) ma soprattutto Lycopodiella inundata che è una piccola e rara felce tipica delle aree circumboreali e che ha qui la sua unica stazione appenninica. Infine si visita il Lago Agoraie di Fondo che a dispetto del nome ormai non è altro che un prato umido in quanto giunto allo stadio finale di evoluzione di questi laghetti. Da studi effettuati risulta c Riserva delle Agoraie e Muggetto-Lago Agoraie di Mezzohe questo lago in origine era piuttosto profondo raggiungendo i 15 metri di profondità.
La riserva si compone anche del Moggetto, uno stagno a circa 15 minuti dalle Agoraie, anch’esso recintato.
Lungo la salita per arrivare alla Riserva si incontrano due laghetti stagionali liberamente fruibili: il Lago Coda d’Asino e il Lago delle Asperelle. Quest’ultimo merita attenzione perché ospita tutte e tre le specie di tritone presenti in Italia.
Ma quindi in sostanza perché all’inizio ho nominato le renne quando ho parlato solo di piante?
Ho usato lo stesso trucco che la guida della Forestale ha usato con noi: alcune delle piante che si incontrano Riserva delle Agoraie e Moggetto-Lago Agoraie di Fondonelle Agoraie sono le stesse di cui si nutrono le renne in Scandinavia solo che immaginare una renna in Liguria fa scalpore, smuove sicuramente più l’interesse, ci sarebbero moltissime persone che verrebbero a vederla mentre di una piantina dall’aspetto insignificante solo in pochi si curano, eppure l’importanza naturalistica è la stessa e spero che leggendo questo articolo ne siate diventati consapevoli anche voi.
Spero anche che la curiosità vi smuova a vedere con i vostri occhi questi ambienti, a questo proposito vi suggerisco di contattare il parco sul calendario delle visite guidate in modo che vi possano prenotare perché, come già detto, i posti e le occasioni sono poche per cui il detto “chi prima arriva, meglio…visita!