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Pian dei Curli, Val Brevenna

L’anno scorso quando, percorrendo il sentiero per il monte Buio, vidi Pian dei Curli mi ripromisi di andarlo a vedere nella stagione più adatta.
Allora era fine maggio… Troppo tardi per un paese abbandonato! Casareggio
Quest’anno siam stati più previdenti e così, una mattinata di metà aprile, io e Marta abbiam deciso di andare ad esplorare il piccolo manipolo di costruzioni.
Risaliamo la Val Brevenna fino a Casareggio, piccolo paese ai piedi del Buio.
Proprio in presenza di un antico trogolo, ancora perfettamente funzionante, un cartello indica l’attacco del sentiero. Bisogna fare un plauso a chi si è messo di buona lena a risegnalare la via sia per Pian dei Curli che per Tassaie…
(In presenza di un bivio un cartello indica quale direzione seguire per quest’ultima, noi dobbiamo prendere l’altra)
Un volontario che a noi è anonimo ma non per questo meno meritevole di lodi!
La vecchia mulattiera che collegava i paesi è ancora in buone condizioni e sale, abbastanza dolcemente, tra le antiche fasce. Non appena ci siam allontanati un pochino ecco che appare, come in una visione aerea, tutto Casareggio disteso sul fianco della montagna e lassù l’Antola coperto da una tardiva spruzzata di neve. Pian dei Curli
Un muro a secco dalle pietre estremamente grandi colpisce la nostra attenzione: è in perfetto stato e pare proprio un monumento alla fatica che si faceva quotidianamente in questo spicchio d’entroterra!Cucina
Non appena svalichiamo, complice l’assenza di fogliame, ci appare dall’altro lato della valletta Pian dei Curli!
Percorriamo il tratto di sentiero che rimane con molta attenzione: siam nel bosco pieno e le zecche hanno già iniziato a risvegliarsi…
Nell’ultimo mese è piovuto molto, ogni ruscello, persino il più piccolo, è carico d’acqua.
Ci fermiamo a contemplarne il canto in presenza di una loro confluenza! Le cascatelle scendono dalla montagna scroscianti e sembrano quasi rallegrarsi che la siccità sia ormai un ricordo dello scorso anno!
Appena oltre questo punto ecco la prima casa del paese! Non è che un rudere purtroppo…
Il borgo ha un suo “centro” gravitazionale ne vecchio trogolo, datato con un iscrizione del 1926.
E già sorgono i dubbi che ci accompagneranno per il resto della visita: pare che qualcuno lo frequenti di recente perchè le viuzze interne sono pulite ma quello che ci coglie maggiormente di sopresa è la quantità di oggetti sparsi per esse. Non solo, sono evidenti i segni di fuochi recenti!
Addirittura in un vicolo è possibile trovare una grande pila di vecchi vestiti buttati lì a prendere intemperie… Tralasciando il lato “sinistro” di questo ritrovamento la nostra paura è che possano subire il destino del fuoco! Un vero peccato.
L’edificio più interessante è sicuramente quello con un grande seccatoio esterno (anche qui abbiamo una data: 1952 anche se non sappiamo bene a cosa faccia riferiemento). Vi si riesce ad entrare [FARE SEMPRE ATTENZIONE] con qualche accorgimento, l’unica stanza visitabile è la vecchia cucina con ancora il runfò, la stufa di ghisa ed il lavandino di marmo, propri come si usava un tempo!
Come già detto il nucleo è molto piccolo e tutto sommato c’è poco da vedere ma merita senz’altro una visita soprattutto per la facilità con cui lo si può raggiungere!
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Pian dei Curli        62_InternoF 34_Sedia

Da Bavastrelli all’Antola in una mattinata di neve

Dopo anni finalmente l’inverno ha deciso di fare sul serio. Numerosi episodi di freddo e neve si son susseguiti nel nostro Appennino.Bavastrelli
Caso vuole che in uno di questi io fossi in ferie dal lavoro…
Mattina presto, durante la notte è caduta la neve molto vicina alla costa. Appena uscito dal portone di casa l’aria frizzante mi avvolge e come se nulla fosse volto lo sguardo verso i Forti. Lo faccio sempre, forse è un’innato desiderio di “fuggire” dal panorama cittadino ma quest’oggi c’è una novità: il Forte Sperone, i prati e boschi sottostanti sono coperti da un leggero velo di neve!
Salgo sulla corriera e mi sembra proprio di fare un viaggio nel mondo delle fiabe… I rami degli alberi sono coperti di neve fin da Prato. Più saliamo, più tutto sembra passare dalla farina color violaceo nelle parti in ombra, alla polvere di diamanti man mano che il sole regala i propri raggi!
Cambio a Torriglia e, con un piccolo corrierino, parto verso la Val Brugneto.
La simpatica conducente mi manifesta tutta l’invidia nel poter andare a godere lo spettacolo di giornata che si preannuncia… Io ricambio il sentimento per poter viaggiare tra questi monti quotidianamente.
Bavastrelli, qui le nostre chiacchiere si interrompono. Un saluto, zaino in spalla e via!
Bavastrelli e la Val BrugnetoMentre attraverso il paese l’unico suono è quello del trogolo, mi lascio alle spalle la chiesa ed imbrocco il sentiero.
Il percorso è uno dei più veloci per salire in Antola, circa un paio d’ore, ma so già che me la prenderò molto comoda!
Speravo di essere il primo, invece la pista è stata già battuta da qualcuno… Poco male!
Le fasce dove in estate è facile incontrare mandrie di mucche oggi sembrano delle scale bianche.
Il sole scalda e la neve cade dai rami generando un’istantanea quanto effimera nevicata che ogni tanto mi colpisce… Polvere di diamanti!Ombre e luci
Il primo tratto è un continuo scorcio da cartolina: basta voltarsi ed ecco il lago del Brugneto riflettere la luce come se fosse uno specchio!
Il bosco inizia poco prima della cappella di San Rocchino.
In poco giungo ad uno dei miei angoli preferiti di tutto il sentiero: una piana con trogolo ed una piccola costruzione, Casa Buccaiusa. Purtroppo il tempo sta costantemente degradandola ma rimane splendida ai miei occhi!
Subito dopo un immenso faggio rieccomi tra gli ampi prati dove spesso è possibile osservare daini, caprioli ed addirittura segni di presenza dei lupi! Oggi non è possibile vederle per via della neve ma sulle superfici di strato che emergono dal terreno (in particolare poco oltre la Cappella della Madonna del Manto) spesso si notano le tracce fossi degli Elmintoidi.
Siamo ad un trivio: a sinistra si percorre un tratto dell’Anello del Rifugio, a destra si ritorna a Caprile oppure si può proseguire sulla “diretta”. Scelgo questa opzione mentre il sole va e viene!
Riprende la faggeta e salgo decisamente di quota. Fino ad ora si camminava bene ma il manto nevoso cresce sempre più tanto che presumo siam almeno una quarantina di centimetri!
Onde di nevePer fotuna chi è passato prima di me ha battuto la pista e quindi i miei passi non affondano più di tanto! Mi lascio alle spalle sia il nuovo che i vecchi rifugi e punto dritto alla vetta!
La temperatura deve essere ancora rigida dato che i piccoli arbusti e la croce stessa sono coperti di calabrosa!
Ma son le anticime a meravigliarmi: sembrano delle vere e proprie onde di neve!
Mi precipito a vederle da più vicino… Il vento ha modellato le cornici come in alta montagna eppure laggù brilla il mare dorato!
E’ tempo di pranzare, raggiungo le panche dalla cappella di San Pietro e mi gusto il classico pezzo di formaggio mentre un gruppo di sciatori mi saluta passando!
Incredibile Antola, in qualsiasi momento dell’anno vi ci troviate… Non sarete mai soli!
Solo, invece, lo sarò per tutto il ritorno lungo il percorso fino a torriglia!
Non c’è un suono se non la neve che scricchiola sotto i miei piedi. Il sole gioca a creare ombre sempre più fantasiose: ombre dritte dei faggi, ombre curve per le creste create da vento… Tutto il resto è luccichio di tantissimi cristalli di neve! Ed io sono lì nella completa solitudine…
L’Antola non smetterà mai di emozionarmi… C’è qualcosa che mi lega a questa montagna ed ogni volta è come se fosse la prima!
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15_Rifugio 17_Cappella San Pietro 19_Vetta 22_Antola 23_Solitudine 27_Val Brugneto

L’anello del Cremado, tra antichi alpeggi e faggete

L’autunno è sicuramente la mia stagione preferita. I nostri monti assumono mille sfaccettature che vanno dal rosso fuoco al giallo dorato!
In questo periodo dell’anno non è raro che capitino giornate estremamente limpide con il cielo blu intenso che contrasta con i colori caldi delle foglie. Se siete fortunati, come siamo stati noi, potrebbe capitarvi di intraprendere una gita proprio in un giorno di questi.
Prima mattina, Val Brevenna.Lavazzuoli
Il sole non ha ancora tolto la coperta di rugiada al fondovalle, limitandosi ad accarezzare solo lo cime più alte. L’aria è più che frizzante. Chi l’ha percorsa sa che la strada fino a Senarega, per quanto stretta, se la cava ancora ma da lì in poi… Diventa tutto un’altro storia! La striscia di asfalto, in buon parte consumato fin quasi allo stremo, si inerpica tortuosa sul fianco della mantagna. Se il nostro scooter potesse parlare ci chiederebbe perchè gli stiamo facendo questo!
Finalmente giungiamo a Piancassina (1035m), carichiamo gli zaini e ci mettiamo in cammino.
Il sentiero è ancora quello originale che conduceva (e conduce tutt’ora essendo l’unica via per raggiungerlo) a Lavazzuoli (1142m). Ogni volta che ci vengo è come fare un passo indietro nel tempo. E’ il suono dei campanacci di una mucca che ci accompagna mentre ci muoviamo tra il manipolo di case, quasi tutte in stato di abbandono, l’antico trogolo, l’orto ed i pascoli curati. Il tempo è come sospeso qui, ed non  si può che fare un plauso ai titolari dell’agriturimo (Osteria del Sole) per mantenere viva questa realtà in testa alla valle! Casoni Lomà Una piccola gemma.
Trascuriamo le varie deviazioni proseguendo dritti in direzione dei casoni.
I primi che incontriamogiacciono in stato di completo abbandonotanto che solo uno è  ancora “visitabile” (fate sempre attenzione se entrate in costruzioni pericolanti): sono i Casoni della Libia. Il nome non è minimamente riferito al paese africano bensì ad una particolare forma geologica evidente poco oltre: un antico smottamento ha messo a nudo la roccia viva rendnedo il paesaggio quasi lunare. E come sarà il temina dialettale per indicare una frana? Liggia. Da qui l’italianizzato “libia”! Casoni Giuan
Da qui il percorso, purtroppo non posso esimermi dal dirlo, diventa più avventuroso dato che la vegetazione è parecchio invadente. Una sorta di scaletta di pietra che si stacca sulla nostra destra è la via per i Casoni di Lomà. Il luogo sembra un inno alla vita contadina: un manipolo di costruzioni (rigorosamente seguenti l’andamento del pendio) utilizzate fino al passato recente come alpeggi dagli abitanti di Chiappa. L’opera dell’uomo, però, non si ferma qui: abbondano i muretti a secco, gli alberi da frutto, scale in pietra ed i cascinali.
Salendo ancora, invece, incontriamo i Casoni di Giuan. Personalmente rimango rapito dalla bellezza quasi da cartolina di questo angolo che pare dimenticato dallo scorrere del tempo. Davanti a noi sull’ampio prato ai piedi del monte Cremado sono adagiati alcuni edifici ancora in buono stato, dietro la vista si apre fino alla Riviera di Ponente!
Superati gli edifici, ci addentriamo tra una serie di cespugli di rovi e prugnoli finchè non viene a farci visita uno degli abitanti della zona: un mulo! Sì perchè i pascoli sono ancora utilizzati da una mandria di cavalli che, a direi il vero, sono stati fin troppo curiosi di venire a capire chi fossero questi intrusi! Panorama CremadoCe li lasciamo alle spalle ed il gioco inizia a farsi duro: si sale! La prossima tappa è la vetta del Cremado e per arrivarci non esiste un vero e proprio sentiero segnato. Seguiamo il dedalo di piste che si dipanano sui pascoli. Ecco che i colori autunnali si ripresentano con i faggi infuocati che si stagliano sul blu cobalto del cielo!
In tempi brevi siamo in cima (1512), non c’ero mai stato, e mi scampare il respiro dalla bocca.
Il panorama è a 360°, il mare scintillante da un lato, le Alpi dall’altro, la Val Brevenna (ed i Casoni da cui proveniamo) ai nostri piedi, l’intera Val Brugneto dall’Antola alla diga dell’omonimo lago!
Lago che è evidentemente in sofferenza per la siccità perdurante di quest’anno.
Ma, come si diceva all’inizio, l’aria oggi è tersa e allora faccimo volare lo sguardo fino agli estremi orizzoni: fino alle Apuane, all’Arcipelago Toscano e l’immancabile Corsica!
Un piccolo cartello in legno ci indica che la cima è dedicata a Silvia. Non sappiamo a che volto appartenga il nome ma cara Silvia, complimenti perchè quassù è un vero balcone sulla bellezza della nostra terra!Val Brugneto
Il clima è mite, fin troppo, ma la giornata è già avanzata. Purtroppo non riusciamo ad arrivare alla cima dell’Antola, ci limiteremo ad una capatina al Rifugio. Per fare ciò torniamo un poco indietro fino ad una pista (attenzione: anche questa non segnata ma abbastanza evidente perchè larga) che taglia sul versante di Tonno fino ad un cancelletto. Si prosegue per poche decine di metri e ci si immette sul sentiero che proviene da Torriglia. In un attimo eccoci al Rifugio. MuloQuattro chiacchiero con Silvia e Federico, i giovani gestori del rifugio, non me le faccio mai mancare! Altro rituale a cui non mi tiro mai indietro è un estathè al limone sulle terrazze!
Con Marta proviamo a scrutare con il binocolo  alla ricerca di daini, fortunatamente la “caccia” ha successo! Tre ungulati brucano sul distante monte Ciuffo.
Non so bene descrivere le emozioni che provo quando bazzico in zona Antola, chissà magari prima o poi riuscirò a dargli una forma, ma purtroppo si è proprio fatta l’ora di scendere.
La faggeta ormai è completamente in ombra,l’unico suono è quello dei nostri piedi sulle foglie appena cadute. Alla Colletta delle Cianazze svalichiamo nuovamente sul lato valbrevennino. Qui il solè illumina ancora l’antica mulattiera con una luce dorata che da soli varrebbero la giornata ma non è ancora finita. Un’ultima sorpresa ci attende: il tramonto!
Il cielo è “chiuso” tra un nastro di nuvole rosso fuoco ed il nero profilo delle Alpi, in mezzo i colori mutano ad ogni secondo mentre il fresco della sera inizia ad accarezzare i nostri visi.
Infine il giorno si nasconde definitivamente, cala il sipario su una giornata memorabile.
Se vuoi vedere la videogita clicca qui.
Casoni Juan