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Autunno sul monte Gifarco

La corriera segue la strada che tortuosamente asseconda il corso del Trebbia.
Le acque del fiume hanno già assunto quella trasparenza tendente al colore verdolino della stagione fredda. Come piccoli vascelli alcune foglie navigano sulla corrente. Molte altre le osservano, arrossite, ancora appese sui rami. Le fronde sono accarezzate da una spessa coltre di nebbia che ovatta tutto. Una mattina dal puro sapore autunnale.
Non appena arrivo a Fontanigorda la coperta di nuvole inizia ad alzarsi rivelandomi la cresta frastagliata della Ripa che corre fino alla cima del Castello del Fante. Superato il paese un cartello mi da il benvenuto nel Bosco delle Fate. L’atmosfera è davvero magica: i colossali castagni secolari paiono giganti buoni che tanto hanno donato alle popolazioni del nostro entroterra, le numerose formazioni rocciose ricoperte di muschio che puntellano la foresta forse stanno solo aspettando che mi volti per trasformarsi nuovamente in folletti!
La pista attuale è pulita e larga, evidentemente molto battuta, anche perchè il Bosco stesso ha al suo interno un’ampia area attreazzata per attività che spaziano dai giochi per bambini ad i campi da calcio o bocce.
In alcuni punti si intercetta la vecchia mulattiera, purtroppo non so quanto quella moderna la ricalchi.
Ad un bivio abbastanza evidente (ma non segnalato da paline o cartelli) rimango sulla sinistra volendo salire al Passo del Gifarco, diversamente a destra raggiungerei lo stesso il crinale ma presso il Passo del Fante.
Queste due vie parallele possono essere utilizzate come braccia di un piccolo anello come mia intenzione fare al ritorno.
Il castagno cede il passo ad una foresta di conifere, chiaramente di rimboschimento, che riesce a catapultarci in un ambiente che pare quasi alpino!
Si percepisce un canto di ruscello vivace, è il rio Cugno che in breve superiamo con un ponticello di legno!
La vera salita, anche piuttosto ripida, inzia adesso. Il bosco cambia ancora, siamo dentro una faggeta. Lo spettacolo dell’autunno è massimo, ogni foglia ha una gradazione diversa dal giallo al rosso cupo! Le foglie che cadono nel silenzio, vorticando nell’aria, sembrano piccole vivide fiammelle!
Il sottobosco è molto umido, puntellato di funghi!
Quando arrivo al Passo del Gifarco (1267m), un freddo vento tagliente mi sferza il viso! Fortunatamente non è una corrente costante ma va a folate.
Sono ai piedi del Gifarco che svetta elegante con un versante, quello che dà sulla conca di Fontanigorda, boscoso e l’altro dove sopravvivono ancora grosse porzioni degli vecchi pascoli!
 
Un suono di campanacci si avvicina sempre di più, finalmente trovo la fonte: alcuni cavalli si muovono tra gli alberi! Uno di loro si avvicina incuriosito, lo lascio passare d’altronde l’ospite qui sono io! Adoro questi luoghi, hanno una profonda anima selvaggia!
Decido di salire fino alla cima del Gifarco. Per farlo proseguo fino ad una deviazione (sempre ben segnata) che si inerpica tra i faggi. D’improvviso appare dinnanzi a me un enorme blocco roccioso, in parte ricoperto di muschio, talmente suggestivo che pare un gigante addormentato!
L’ultima sforzo è abbastanza complesso: bisogna risalire, aggrappandosi alla pietra viva, un canalino umido e stretto… Tanto stretto che in un punto quasi soffro la claustrofobia dato che per passare devo addirittura stringere le spalle! Le condizioni di oggi, molto umido, non son certo quelle ottimali per affrontarlo ma un po’ di sana avventura è anche quello che cerco quando mi appresto a fare un’escursione.
Avventura si ma non sconsideratezza! Mi raccomando di prestare la massima attenzione nel caso vogliate affrontarlo, per carità non è nulla di eccessivamente complicato per chi è pratico di escursionismo ma tant’è soprattutto l’ultimissima parete da “scalare” può risultare molto ostica anche se il problema maggiore è la discesa.
Aiutandomi con le mani finalmente conquisto la cima. Ad aspettarmi la spada nella roccia!
Ma quello che volevo conquistare già è mio: la libertà che si prova guardando tutto intorno a me le cime dei miei monti con l’abito autunnale! Fontanigorda pare lontana laggiù nella conca e lo sguardo, come un uccello in volo, raggiunge le cime della Val Trebbia o dell’Aveto… un tripudio di vette! La più vicina, il Roccabruna, sarà meta di una prossima escursione in zona. Tornerò sicuramente a fare l’anello ben più ampico ma è il momento di tornare a casa.
Anche oggi l’appuntamento con la bellezza non è mancato!
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