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Al Rifugio Sella da Valnontey, il classico

Se si trascorre una vacanza a Cogne, la gita che non può mancare è salire al Rifugio Sella!
Ricordo ancora quando mi ci hanno portato per la prima volta: con le mie gambette da bambino la salita sembrava non finire mai ma ho ancora vivido il ricordo della bellezza della giornata…
La ValnonteyPerchè quest’escursione è così famosa? Diciamo che lo sforzo è ampiamente ripagato dal panorama sul massiccio del Gran Paradiso e, soprattutto, dagli incontri frequenti con la flora e la fauna del Parco.
Quest’estate sono ritornato con Marta e vorrei raccontarvi com’è andata!
Da Valnontey passiamo accanto al Giardino Botanico Paradisia, consiglio la visita a chi volesse fare un primo incontro con numerose specie vegetali tipiche dell’ambiente alpino, ed imbocchiamo il sentiero. In questo primo tratto ricordo molti camosci quando ero venuto per un workshop fotografico primaverile qualche anno addietro. Durante la salita qualche marmotta si accorge della nostra presenza ed emette il classico fischio d’allarme ma c’è un suono decisamente più persistente: lo scroscio del torrente Grand Lauson!Ponte sul Gran Lauson
In concomitanza di un tornante si stacca un’evidente pista che in men che non si dica ci porta ai piedi di una cascata: il fragore è quasi assordante! Mentre contempliamo il balzo dell’acqua la nostra attenzione è colpita da quel che resta di un cranio di stambecco! Probabilmente l’acqua o una valanga invernale hanno trasportato sul greto quel che rimaneva del povero animale. I numerosi tornanti permettono di prendere quota velocemente, in breve superiamo il torrente su un comodo ponticello (siamo appena a monte della cascata vista all’inizio). L’ambiente cambia, sbuchiamo sui pascoli un tempo molto sfruttati (lo testimoniano numerosi ruderi di alpeggi come quello di Thoule) ma che oggi sono il palcoscenico ideale per vedere marmotte e camosci! Anche la flora si arricchisce di essenze: ai larici, sempre più sporadici, si aggiungono ginepri nani, rododendri ed una quantità di altre specie tipiche degli ambienti prativi!
Un tratto di sentiero è stato chiuso per il pericolo di frane per cui si riattraversa nuovamente il Gran Lauson presso un grande lastrone di roccia e ci si ricollega al vecchio tracciato.
Il panorama si apre sempre più. A nord sono in bella mostra le ex miniere di Colonna, qui si estraeva il manganese fino al 1979!
Verso sud la vista è appagata dalla serie di ghiacciai che scendono dalle cime che costituiscono lo spartiacque tra la Valnontey e la Valleile!
Cresta Valnontey ValeilleInizia la parte più tosta della salita, il sentiero sale a zig zag su una sorta di scalino naturale.
La pressione mi gioca un paio di leggeri scherzetti, qualche minimo giramento di testa, ma si prosegue! Durante le piccole pause si possono fare considerazioni geomorfologiche: su alcune vette permangono i ghiacciai (nonostante una sofferenza manifesta) come quello di Money, mentre su altre resta solo il loro ricordo come tra le Punte Fenilia e Valmiana dov’è evidente la consistente morena “aggrappata” a quello che un tempo era un circolo glaciale!
Manca poco, siamo in vista dell’Alpeggio Lauson :Conca del Rifugio Sella un manipolo di vecchie costruzioni, alcune restaurate, che sembrano uscite da un presepe con i ghiacciai come fondale… Bellissimo!
D’improvviso riconosco la sagoma del rifugio… Siamo arrivati!
L’aria è decisamente frizzante, ci troviamo a 2579m, ci vuole una felpa! Guadagniamo la cima di una sorta di colletta da cui si gode pienamente la conca in cui è situato il rifugio, paesaggisticamente è una gioia per gli occhi: in testa alla valle si staglia il Colle del Lauson (3296m), la Punta dell’Inferno (3393m) e la Punta Rossa (3630m).Camoscio
Alle nostre spalle, anticipato dal concerto di campanacci, giunge un enorme gregge di pecore capre che si dispone sulla linea del crinale creando una sorta di muraglia tenuta a bada dal pastore e dal suo compagno canino: una scena che profuma di passato!
Non siamo riusciti ancora a vedere animali ma il nostro pranzo diventa un’esca involontaria per un Gracchio Alpino (Pyrrhocorax graculus), corvide tipico degli ambienti alpini ricchi di costoni rocciosi, che spavaldo viene fin quasi ai nostri piedi per “elemosinare” cibo. Non si dovrebbe fare ma un pezzetto di panino glielo allunghiamo, lui lo prende e vola a mangiarlo in sicurezza sul tetto del rifugio!
Proviamo ad arrivare al Laghetto del Lauson ma temiamo di non fare a tempo a rientrare con la luce, dal rifugio dista solo una mezz’oretta di cammino ma ci aspettano almeno due ore per rientrare a Valnontey, così ci gustiamo un bel thè prima di iniziare la discesa.
Si alza un vento molto forte che solleva la polvere del sentiero creando dei veri e propri turbini!
Forse perchè cala la sera, forse perchè ci sono molte meno persone che a salire, o chissà per quale motivo ma è un continuo fermarci ad osservare animali! Come se avessimo accumulato un credito che deve essere saldato!
Tante sono le marmotte che incontriamo, l’estate sta finendo (per citare una famosa canzone) per cui sono belle paffute e non possono far altro che ispirare una risata mentre le si guarda muovere alla ricerca di cibo!
Per concludere facciamo anche l’incontro con un camoscio che, noncurante della nostra presenza, pascola sul prato…
La giornata non poteva concludersi meglio!

Verso i Laghi del Lauson  Alpeggio Lauson  Gran Lauson

Anello della Val Gargassa

Se vi parlassi di una valle i cui versanti aridi e scoscesi si ergono su un canyon scavato nella pietra viva, credereste che stia descrivendo un luogo in Liguria? Eppure è così.
Questa è la Val Gargassa, nel Geoparco del Beigua.Val Gargassa - laghetti
Per raggiungerla bisogna seguire la strada che da Rossiglione conduce a Tiglieto, dopo pochi km vedrete il cartello per lo stadio comunale, svoltate e arriverete al parcheggio in località Gargassino che è il punto di partenza del sentiero natura della Val Gargassa. Essendo un anello il sentiero può essere percorso in due versi, personalmente suggerisco di partire seguendo il segnavia XX che conduce a Case Veirera perché fino al canyon è un crescendo di emozioni. Dopo una prima parte nel bosco, il paesaggio si apre e ci si trova a camminare a picco su placide pozze scavate nel serpentino. Dopo questo tratto esposto (attrezzato comunque con una catena metallica) rientriamo nel bosco. Il passaggio al conglomerato è improvviso: uscendo da una pineta ci si para davanti l’imboccatura del canyon!16_Canyon Immediatamente si viene catapultati in un’ambientazione selvaggia: i fianchi nudi, imponenti e scoscesi della valle si tuffano nel torrente dove il nero del conglomerato viene illuminato dai riflessi dell’acqua cristallina.
Queste rocce si sono create dalla cementificazione, in una zona lagunare o di piana alluvionale, di ingenti depositi dovuti alla forte erosione che il Bacino Ligure Piemontese (il mare che occupava l’area padana all’epoca) creava durante la sua avanzata nel Terziario (35 milioni di anni fa circa).  Non deve stupire l’aridità dei versanti della valle in questo tratto perché il colore scuro del conglomerato e la sua componente serpentinicola limitano notevolmente la possibilità di sviluppo della vegetazione. Riescono a sopravvivere solo piante estremamente specializzate come l’Euphorbia spinosa o il Cerastium utriense (endemismo delle ofioliti del massiccio del Beigua e del Gruppo di Voltri). Più si procede più la valle si restringe fino a raggiungere l’apice della spettacolarità nel tratto nuovamente a picco sul torrente: questo scorre completamente incassato tra le pareti del canyon. Raggiunto un grosso pinnacolo (Muso di Gatto) termina il canyon e bisogna guadare il corso d’acqua (attenzione perché dopo forti piogge il passaggio è molto difficoltoso).
Il sentiero ora procede in un castagneto e dopo un secondo guado siamo in vista delle Case Veirera. 05_Case VeireraGli alberi da frutto nel pianoro antistante il borgo e le poche case che lo costituiscono restano gli unici e ultimi testimoni di un passato ben più glorioso. Questo nucleo era abitato, forse solo stagionalmente, da famiglie dedite all’estrazione della quarzite, elemento fondamentale per la creazione del vetro, un’attività svolta in molte altre parti della Valle Stura e di grande importanza nel XIII° secolo.
Da qui in un quarto d’ora si raggiunge una sorgente sulfurea. Per proseguire l’anello, invece, si torna in parte indietro sul prato antistante le case e si procede verso valle senza guadare il torrente e seguendo il segnavia tre pallini gialli.
Rapidamente si sale nuovamente sul conglomerato e la vista si apre sempre più. Durante la salita salta subito agli occhi un buco nella roccia dalla forma che ricorda una signora, infatti ha il nome di Barcun dra Scignua (Balcone della Signora). 24_Barcun dra ScignùraIn poco raggiungiamo la base delle torri della Rocca Giana. Al nero del conglomerato, a cui ormai siamo abituati, si affianca l’arancione acceso dei licheni (Xantoria parietina)  creando un gico di contrasti cromatici molto affascinante.
Dopo un passaggio abbastanza esposto, breve ed attrezzato con catena, consiglio di abbandonare il sentiero per raggiungere in pochi minuti una vetta da cui godere un panorama completo sulla Rocca Giana, il canyon ed il resto della valle. Si riprende il sentiero e si scende verso Case Camilla (quando si incontra il cancello il percorso prevede effettivamente il suo superamento, basta richiuderlo al proprio passaggio) e successivamente attraversando un bosco misto si giunge al parcheggio completando così l’anello.
Se vuoi vedere il video dell’escursione clicca qui

02_Panorama Rocca Giana