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Sentiero della Resistenza, Montoggio

Montoggio, Valle Scrivia.
La mattinata è abbastanza fredda, tanto che quando entriamo dal forno per comprarci il pranzo e veniamo avvolti da un caldo profumo di focaccia… Sembra un sogno!
Le abbuffate di Natale sono finite da poco, quale miglir modo per smaltire un po’ se non una bella escursione?
Era da questa estate che volevo testare questo percorso, da quando ho letto che gli utenti del forum Quotazero si sono prodigati a risistemare l’antico tracciato che dalla piazza del paese risale le pendici del monte Bano fino a Casa Teitin. La scelta non è stata casuale, come casuale non è il nome che gli è stato dato: Sentiero della Resistenza.
In questa zona si muoveva la Brigata Severino, costola della più famosa Divisione Cichero. Tra questi monti si sono svolte tante azioni che sono entrate a far parte dell’epopea della Guerra Partigiana di Liberazione. Non solo in onore dei giovani, e non, che hanno messo a repentaglio la propria vita ma anche per i volontari che hanno curato il tracciato… Calcheremo la mulattiera!
Il sole inizia ad illuminare la cima del Castello (anche questo oggetto di un notevole intervento di pulizia forestale da parte di un gruppo di cittadini), noi siam sul versante in ombra. Dovremo guadagnarci anche la luce!
Con un andamento a tornanti saliamo in modo abbastanza deciso tra castagni secolari, tanto imponenti da sembrare delle grosse colonne.
L’albero è stato un punto fermo della civiltà di queste vallate, e dove c’erano castagne da raccogliere c’erano anche costruzioni in cui poterle fare essicare: i seccatoi! Ne incontriamo uno ormai piuttosto diroccato.
Poco distante ecco il piccolo nucleo di O Ciappà: un grosso edificio con alcuni fienili ormai avvolti dalle liane di vitalba. Qui fino agli anni ’60 viveva un’unica famiglia! Degno di nota è il trogolo, appena a monte delle costruzioni, con annessa grossa cisterna!
Ci fermiamo un po’ a godere il sole che illumina questo poggio sul fianco della montagna…
Finchè non è stata abbandonata la zona circostante era tutta un pascolo. Si riesce a malapena ad immaginare ma la vista deve esser stata davvero appagante da qui.
Riprendiamo a camminare, questa volta con pendenza minima, inoltrandoci nella parte alta della valle del Rio Grande.
Con un ultimo piccolo dislivello svalichiamo: siamo a casa Teitin.
Ormai rimane solo il rudere dell’edificio eppure questo è stato un punto fermo per gli uomini che si muovevano lungo il crinale tra la Val Noci e quella dello Scrivia. Addirittura testimonianze storiche ricordano l’enorme disponibilità della famiglia che vi abitava, sempre pronta ad accogliere i viandanti con acqua o un po’ di formaggio.
Forse uno degli aspetti che maggiormente colpisce del luogo: ieri, anche questo è avvalorato da numerose testimonianze, si potevano incontrare persone in qualsiasi ora della notte e del giorno davanti al Teitin…
Oggi non rimangono che i muri perimetrali, stretti tra i rovi infestanti ed il tempo che scorre inesorabile…
Un tavolo e panca di fortuna ci permettono di consumare il pranzo nel silenzio di questa zona. Con più tempo a disposizione si potrebbe continuare verso il monte Bano o in direzione del borgo semi abbandonato di Noci.
Purtroppo le giornate sono ancora corte, non rimane altro da fare che discendere con la consapevolezza che sia per difendere la Libertà, per mantenere pulito un tracciato, o affinchè non venga dimenticato il nostro passato… Bisogna darsi da fare ed agire!
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L’Anello di Frassineto, Valbrevenna

Frassineto è un paesino della Valbrevenna situato ad 819m di altitudine. Il nome deriva dall’albero di Frassino che non molto tempo fa veniva utilizzato per molteplici usi in Frassinetoquell’economia di sussistenza che governava le nostre vallate appenniniche.
Il borgo, posto in posizione assai panoramica, merita di esser visitato anche solo per le sue viuzze in cui si respira ancora l’aria di quel passato a cui facevo riferimento sopra.
Ma soprattutto è punto focale di una facile e bella escursione ad anello adatta un po’ a tutti che ci farà viaggiare tra storia e panorami.
La partenza (nonchè l’arrivo) è appena fuori dal paese presso la Chiesa della Madonna Nera. Proprio da qui è evidente una sorta di sterrato che risale il crinale e che in breve ci conduce tra antiche aree coltivate. Cappella della BancaPer i più golosi non sarà facile resistere alla tentazione di cogliere una delle tante mele, ormai inselvatichite, o susine offerte dagli alberi che strenuamente sbucano dalla coltre di rovi e liane sempre più opprimenti. Attraverso una specie di tunnel di vegetazione, con calma e senza fatica giungiamo al Passo della Banca. Dal valico, un tempo di grande passaggio, la visuale è di ampio respiro e spazia dalla Costa Suia e relativi paesi ai monti Figne e Tobbio, da Montoggio al monte Banca. Quest’ultimo dà il nome non solo al passo ma anche alla piccola Cappellina fondata nel 1906 e dedicata alla Madonna di Loreto. L’escursione potrebbe anche terminare qui e la vista ne sarebbe già ampiamente ripagata. Noi, invece, proseguiamo sul sentiero che inizia alle spalle della piccola costruzione fino ad un incrocio (usiamo un cumulo di sassi marcati dal segnavia doppio quadrato giallo come riferimento): Montoggio e monte Bancaa destra per scalare il monte della Croce, a sinistra per evitarlo. Scegliamo la prima opzione. Dopo una salita su pista abbastanza evidente nonostante l’erba alta, giungiamo in vetta (961m). La Valbrevenna si adagia ai nostri piedi mettendo in mostra i suoi gioielli: il fondovalle, Clavarezza, Porcile e Pareto, o Chiappa sovrastata dall’Antola. Dall’altro lato vediamo da Montoggio al mare! Ritornando sui nostri passi fino al bivio, svoltiamo alla nostra destra imboccando un nuovo sentiero. Non siamo più su assolati pascoli bensì in un bosco, ed un bosco nasconde sempre sorprese per chi sa cercarle. In prossimità di un muretto a secco si nota, sul lato sinistro del sentiero, un passaggio che si addentra tra i noccioli. Verso Cappella del GrisùPochi metri ed i ruderi di un’antica casa fanno la loro comparsa. Il complesso in realtà è costituito anche da una vecchia cisterna dell’acqua e da una costruzione di cui restano solo alcuni muri portanti. Ben più “affascinante” è la casa, scorgendone all’interno due camere da letto con ancora alcuni suppellettili fanno viaggiare la mente ai tempi in cui queste stanze erano vissute quotidianamente. Riprendiamo la mulattiera che ci porterebbe verso il paese di Piani. Improvvisamente il bosco si apre e ci regala un colpo d’occhio su un’antica costruzione e la Cappella del Grisù. Attenzione: da qui in avanti il sentiero non è altro che una pista appena accennata! Svoltiamo verso la costruzione che un tempo ospitava una trattoria. Poco distante ecco la Cappella del Grisù, piccola edicola votiva un tempo anch’essa circondata da un ampio panorama ed oggi minacciata dai soliti infestanti. L’ultimo tratto è quasi avventuroso: antichi prati su cui si sta impiantando la vegetazione arbustiva, preludio di un futuro bosco. Devo ammetterlo, l’anello in realtà ci mostra come l’abbandono stia cancellando i ricordi neanche troppo distanti nel tempo ma, se curato un poco di più nel tratto terminale, potrebbe essere una valida passeggiata da proporre anche solo ai villeggianti estivi.
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Cappella del Banca Monte Banca Casa Abbandonata