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Fioriscono i narcisi sul monte Buio

Verso metà maggio nel Parco dell’Antola c’è un appuntamento fisso: la fioritura dei narcisi (Narcissus poeticus)!
Pian della Cavalla (splendida conca carsica) e Casa del Romano (un balcone sull’Appennino) sono le mete più conosciute ma personalmente hanno perso un po’ della “magia” perchè vengono letteralmente prese d’assalto da un’infinità di persone, spesso neanche rispettose dell’ambiente circostante ma dedite solo a scatti che testimonino la propria presenza a questo “evento”.Monte Cugnoi
Quindi vorrei proporvi un’escursione diversa che oltre all’abbondante fioritura offre bellissimi panorami: il monte Buio dal Passo dell’Incisa!
Già raggiungere la partenza in macchina, se si proviene dalla Val Brevenna o da Crocefieschi, è una gioia per gli occhi perchè lo stretto nastro di asfalto  si snoda tra i pascoli che sovrastano Porcile e Clavarezza. Io e Marta veniamo spesso qui a godere del panorama, soprattutto in tiepidi tramonti d’estate che sfumano in notti squarciate da stelle cadenti!
Il Passo dell’Incisa è un intaglio nella roccia, da questo deriva il nome che si presenta in molte altre località liguri, sul crinale tra le valli Vobbia e Brevenna a circa 1070m.
CrinaleSubito il sentiero sale dolcemente tra i prati ricchi di orchidee (ad esempio Orchis tridentata) ed altre essenze floreali. In breve raggiungo una sella da cui gustare begli scorci su Caselline e Pareto ma la mia attenzione è catturata dal mare scintillante e dalle Alpi Marittime ancora cariche di bianca neve! Compare in lontananza anche la nostra destinazione: il monte Buio. La fortuna mi assiste: la giornata è limpidissima! Il passo si fa lento, il percorso è praticamente in piano in questo tratto, ed attorno a me è un continuo sfarfallio di colori.
Mentre aggiro le pendici del monte Riundo c’è tempo per alcuni incontri geologici: una tenue sorgente crea una piccola pozza, l’acqua fresca attira innumerevoli farlalline che si levano come una nuvola al mio passaggio, mentre poco più in là, segnalato anche da un cartello del Parco, ecco le tipiche tracce fossili! Come mai “tipiche”? Perchè i Calcari dell’Antola, formazione rocciosa che compone queste montagne, appartengono al più grande gruppo di Calcari ad Elmintoidi ovvere rocce su cui è rimasta impressa un traccia sinuosa, il nome è Helminthoidea labirintica, che risale a 65 milioni di anni fa… il tempo dei dinosauri!Pian del Curlo
Come d’improvviso la pendenza aumenta e mi ritrovo a salire decisamente in una pineta di rimboschimento che lascia velocemente il passo al bosco di faggi. Questo è il primo vero momento d’ombra e devo dire che, complice la precendente fatica, accolgo il fresco con immensa gioia!
La frescura dura poco, rieccomi all’aperto a Pian dei Curli. Volendo c’è un tavolo su cui pranzare ma decido di salire sulla piccola cima che rimane alle mie spalle. A sinistra i miei occhi sorvolano la Pianura Padana giungendo in men che non si dica alle Alpi, a destra sprofondano lungo il versante fino ad incontrare il piccolo borgo di Tonno accerchiato dai verdi boschi della Val Brevenna. Ed innanzi a me? Si erge maestoso il contrafforte del Buio con il crinale che corre serpeggiando fino in vetta all’Antola! Già solo quest’attimo di respiro così ampio potrebbe bastare a colmarmi di libertà ma ormai manca poco, un’ultima salita, per l’appuntamento con i narcisi.Monte Buio fino all'Antola
Per salire in vetta si può seguire la traccia che sale proprio alle spalle del piccolo boschetto dietro alla tavola a Pian dei Curli oppure proseguire lungo l’antica via che taglia la montagna ancora per un tratto. Preferisco questa seconda opzione perchè voglio proseguire la sensazione di camminare su una cornice in volo sopra la valle del Rio di Tonno.
Dapprima qualche narciso solitario, poi sempre più numerosi fino a quando non supero l’ultimo scalino ed è qui che la meraviglia mi assale: centinaia di narcisi ondeggianti al vento coprono il pianoro fino alla vetta! Un vero e proprio giardino sospeso in cielo! Qua e là orchidee e piccoli boccioli di giallo intenso: i Botton d’Oro (Trollius europaeus). Respiro il profumo della natura mentre conquisto la croce di vetta. Mi trovo all’incrocio di ben tre valli: Brevenna, Vobbia e Borbera. Il panorama è mozzafiato ed a 360 gradi: dal monte Rosa alla Riviera di Ponente, si riconosce addirittura il porto di Genova, sembra quasi di poter toccare con mano i più vicini Crocefieschi (e le Rocche del Reopasso), il valico di San Fermo nonchè l’Antola. Mi appoggio ad uno dei tavoli che si trovano sulla cima ed osservo in silenzio. L’Appennino con tutto il suo bagaglio di ricchezze storiche e naturalistiche è intorno a me, il sole brilla, i narcisi ballano nel vento… ed io mi sento libero.
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Monte Rosa