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Toccata e fuga al Lago di Dres, Ceresole Reale

Ci sono quelle escursioni che per un qualche motivo non riesci mai a completare fino in fondo. Una di queste “bestie nere” per me è il Lago di Dres. Ma andiamo con ordine.Ceresole Reale e Punta Basei Pecceta
Primo mattino a Ceresole Reale (1620m), il cielo è pressochè sereno. Già l’anno scorso siam saliti al Dres ma complici la nebbia ed i miei problemi di pressione, abbiamo preferito scendere senza esplorare molto l’area… Questa potrebbe essere la giornata giusta!
Oltrepassata la diga, dopo qualche centinaia di metri si stacca sulla sinistra il nostro sentiero… Gambe in spalla!
Proprio queste ultime vengono subito messe alla prova: si sale neanche tanto dolcemente in un bosco di Larice (Larx decidua) ed abeti. Il fondo è costituito da una coperta continua di aghi secchi da cui ogni tanto emergono, come delle collinette alte anche un metro, i formicai della Formica rossa (Formica rufa). Giungiamo al ponte sul Rio del Dres, emissario del lago omonimo e che poco a valle da qui crea una spettacolare cascata.
La meraviglia di camminare nella foresta di conifere è talmente tanta da non far pensare alla salita che in questo tratto è abbastanza impegnativa (nulla di estremo comunque). Credo che questo sia il bosco più bello in cui mi sia trovato. D’improvviso ci accorgiamo che il suono dei nostri passi è cambiato: camminiamo sulla neve!
Eravamo stati avvisati che probabilmente dai 1900 metri avremmo iniziato a trovare la neve, la predizione è stata precisa quasi al metro ma poco male, per ora è solo a sparute chiazze che convivono con piccoli stagni temporanei dovuti al disgelo.
Loslà, da qui il percorso diventa pianeggiante e si apre decisamente. Compaiono anche le prime fioriture di Pulsatilla alpina e di Croco.
Ricordo ancora quando la scorsa estate Marta ad occhi chiusi, come in un appuntamento al buio con la bellezza, mi ha condotto oltre la spalla di roccia per godere del mio stupore. Purtroppo allora le cime erano avvolte di nubi ma oggi non mi potranno fregare! Ed infatti arrivato in prossimità delle torbiere la mia bocca si spalanca tanto quanto gli occhi…  Tre Levanne e torbiereLa torbiera solcata dal ruscello è come una tavola color paglia d’inverno che corre fino a quando lo sguardo si infrange sulle pareti delle Levanne! Le tre superbe signore cariche di neve dominano il paesaggio dai loro oltre 3500 mentri! C’è da rimanere senza parole!
Le torbiere son ambienti “effimeri”, una fase di transizione tra uno specchio d’acqua ed un prato. Se ne possono trovare molte sulle Alpi ma non per questo devono essere rovinate, anzi! Sono ambienti unici dal punto di vista faunistico (popolate ed esempio da batteri anaerobi produttori di ammoniaca ed idrocarburi) e floristico (piante carnivoe o Eriofori) con specie adattate a vivere in un ambiente così povero di nutrimenti ed acido. In esse la materia organica si deposita senza esser decomposta e questo permette ai ricercatori di effettuare importanti ricerche sul passato!
Nonostante il disgelo (siamo comunque a fine maggio) presso l’Alpe Foppa la copertura nevosa è diventata pressochè completa e ci rallenta molto ma in prossimità dell’enorme macigno eccoci in vista del lago. Lo specchio d’acqua, sovrastato dal Corno Bianco (2883m) è quasi del tutto ancora coperto dal ghiaccio (qui in veste estiva). Ci fermiamo per il pranzo al margine della conca, tra un morso e l’altro c’è tempo per individuare le varie cime che ci circondano tra cui spiccano: il Mare Percia (3385m), la Cima di Courmaon (3162m) ed il Gran Paradiso (4061m).
Il tempo in montagna muta velocemente, ed in un batti baleno si rannuvola decisamente. Decido però di arrivare solo fino alla sponda del lago (2087m) per segnare quello che un amante del calcio chiamrebbere “il gol della bandiera”! Il cielo è nero ed il temporale sembra dietro l’angolo. Si torna indietro!
Ancora una volta caro il mio Dres l’hai vinta tu… Ma tornerò! Sì, tornerò!
Conca del Dres