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Barego, il borgo misterioso

Sono passati molti anni da quando sentii parlare per la prima volta di Barego.
InternoPer caso lessi un post su un forum in cui si presentava questo agglomerato di case ormai abbandonato nell’Alta Val Bisagno. Lì per lì quasi stentavo a credere che sul fianco della montagna che avevo osservato chissà quante volte mentre mi dirigevo a Scoffera giacesse, nascosto dai boschi, un paese!
Così cercai più informazioni scoprendo che in realtà sul suo conto… Ne esistono ben poche!
Un mistero lo avvolge: non sappiamo nè quando ha iniziato ad esistere nè perchè l’uomo abbia deciso di lasciarlo! Il borgo, se così possiamo chiamarlo, consiste in una ventina di costruzioni che si dipanano lungo l’antica mulattiera che da Traso (frazione di Bargagli) conduceva a Trapena Alta (altro nucleo in totale abbandono). Questi edifici, però, non presentano le tipiche caratteristiche delle abitazioni comuni: non ci sono finestre nè tanto meno camini! Effettivamente a vederle sembrano più dei seccatoi costruiti con pietre a vista ma è un’ipotesi che al momento non trova prove che la avvalorino.
Singolare è un edificio che addirittura presenta una serie di porte con arco ma rispetto alla prima visita ad oggi ne rimane solo una! Architettonicamente, comunque, le case di Barego vengono datate all’epoca medievale ma è evidente, almeno in un paio di esse, un uso anche saltuario fino ad un passato prossimo (si può rinvenire una falce metallica).
Ad aumentare quest’alone misterioso contribuisce la vegetazione infestante che sta avvolgendo tutto, tanto che pare di trovarsi tra i resti di antiche civiltà come sul set di un film di Indiana Jones! Proprio per questo la stagione migliore per visitarlo è sicuramente l’inverno.
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Edificio con archi Angolo Interno Edificio Interno Edificio

Scandolaro e Canate di Marsiglia

Durante un’escursione potrà esservi capitato di scorgere su un versante boscoso un gruppo di case diroccate, oppure di passare accanto ad un casolare abbandonato…
Non so a voi ma sono luoghi che mi hanno sempre affascinato. Se volete capire di che sensazioni ed emozioni sto parlando vi consiglio di visitare il borgo abbandonato di Canate.
Il sentiero “classico” per raggiungerlo parte da Marsiglia (Bassa Val Bisagno, proprio alle spalle di Genova) ed in 45 minuti ci conduce al paese.
IMG_2664IMG_2686Il sentiero altro non è che l’antica mulattiera che collegava i due paesi e che, in questo primo tratto, si snoda sinuoso come un serpente nel castagneto. I suoni del bosco ci accompagnano lungo la discesa fino superare un ponte di legno sul Rio Canate. Giungiamo così a Scandolaro, un piccolo nucleo di case ormai avvolto dalla boscaglia.
Il nome probabilmente deriva da “scandole” che erano le antiche “tegole” costituite di corteccia di castagno con cui venivano ricoperti i tetti delle abitazioni dell’entroterra. Personalmente trovo l’interno della palazzina più grande di una bellezza unica: giochi cromatici sul rosso e l’azzurro che da soli meritano la visita fino a qui.IMG_2700
Da questo punto il sentiero sale ripido tra il bosco misto fino ad una sorta di balcone naturale che si affaccia su Canate e sull’Alpesisa che svetta alle sue spalle.
[ATTENZIONE: le costruzioni sono tutte pericolanti, cercate di non entrarvi dentro o fatelo ma per il meno tempo possibile]
La fondazione di Canate risale al XII secolo.
Nonostante fosse servito dalla corrente elettrica dagli anni ’30 e l’acqua fosse assicurata da un trogolo al centro del paese (tutt’ora in buone condizioni e sgorgante acqua fresca), il borgo è stato abbandonato quando, negli anni ’50, la strada si è fermata a Marsiglia.
Degli interni delle abitazioni non è rimasto quasi nulla, ma esplorando le cantine ai piani terra si resta impressionati dalla quantità di damigiane, bottiglie, timi e torchi. La cultura della vite era molto praticata qui, ancora oggi si possono vedere i pali per sostenere la pianta sui terrazzamenti alle spalle del paese.
Camminando per le sue viuzze, tra le case si respira quell’aria quasi nostalgica di una vita andata persa per sempre, che ci sembra lontana secoli e secoli…
Una vita che i nostri nonni hanno vissuto!

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