Archivio tag: val brevenna

L’anello del Cremado, tra antichi alpeggi e faggete

L’autunno è sicuramente la mia stagione preferita. I nostri monti assumono mille sfaccettature che vanno dal rosso fuoco al giallo dorato!
In questo periodo dell’anno non è raro che capitino giornate estremamente limpide con il cielo blu intenso che contrasta con i colori caldi delle foglie. Se siete fortunati, come siamo stati noi, potrebbe capitarvi di intraprendere una gita proprio in un giorno di questi.
Prima mattina, Val Brevenna.Lavazzuoli
Il sole non ha ancora tolto la coperta di rugiada al fondovalle, limitandosi ad accarezzare solo lo cime più alte. L’aria è più che frizzante. Chi l’ha percorsa sa che la strada fino a Senarega, per quanto stretta, se la cava ancora ma da lì in poi… Diventa tutto un’altro storia! La striscia di asfalto, in buon parte consumato fin quasi allo stremo, si inerpica tortuoso sul fianco della mantagna. Se il nostro scooter potesse parlare ci chiederebbe perchè gli stiamo facendo questo!
Finalmente giungiamo a Piancassina (1035m), carichiamo gli zaini e ci mettiamo in cammino.
Il sentiero è ancora quello originale che conduceva (e conduce tutt’ora essendo l’unica via per raggiungerlo) a Lavazzuoli (1142m). Ogni volta che ci vengo è come fare un passo indietro nel tempo. E’ il suono dei campanacci di una mucca che ci accompagna mentre ci muoviamo tra il manipolo di case, quasi tutte in stato di abbandono, l’antico trogolo, l’orto ed i pascoli curati. Il tempo è come sospeso qui, ed non  si può che fare un plauso ai titolari dell’agriturimo (Osteria del Sole) per mantenere viva questa realtà in testa alla valle! Casoni Lomà Una piccola gemma.
Trascuriamo le varie deviazioni proseguendo dritti in direzione dei casoni.
I primi che incontriamogiacciono in stato di completo abbandonotanto che solo uno è  ancora “visitabile” (fate sempre attenzione se entrate in costruzioni pericolanti): sono i Casoni della Libia. Il nome non è minimamente riferito al paese africano bensì ad una particolare forma geologica evidente poco oltre: un antico smottamento ha messo a nudo la roccia viva rendnedo il paesaggio quasi lunare. E come sarà il temina dialettale per indicare una frana? Liggia. Da qui l’italianizzato “libia”! Casoni Giuan
Da qui il percorso, purtroppo non posso esimermi dal dirlo, diventa più avventuroso dato che la vegetazione è parecchio invadente. Una sorta di scaletta di pietra che si stacca sulla nostra destra è la via per i Casoni di Lomà. Il luogo sembra un inno alla vita contadina: un manipolo di costruzioni (rigorosamente seguenti l’andamento del pendio) utilizzate fino al passato recente come alpeggi dagli abitanti di Chiappa. L’opera dell’uomo, però, non si ferma qui: abbondano i muretti a secco, gli alberi da frutto, scale in pietra ed i cascinali.
Salendo ancora, invece, incontriamo i Casoni di Giuan. Personalmente rimango rapito dalla bellezza quasi da cartolina di questo angolo che pare dimenticato dallo scorrere del tempo. Davanti a noi sull’ampio prato ai piedi del monte Cremado sono adagiati alcuni edifici ancora in buono stato, dietro la vista si apre fino alla Riviera di Ponente!
Superati gli edifici, ci addentriamo tra una serie di cespugli di rovi e prugnoli finchè non viene a farci visita uno degli abitanti della zona: un mulo! Sì perchè i pascoli sono ancora utilizzati da una mandria di cavalli che, a direi il vero, sono stati fin troppo curiosi di venire a capire chi fossero questi intrusi! Panorama CremadoCe li lasciamo alle spalle ed il gioco inizia a farsi duro: si sale! La prossima tappa è la vetta del Cremado e per arrivarci non esiste un vero e proprio sentiero segnato. Seguiamo il dedalo di piste che si dipanano sui pascoli. Ecco che i colori autunnali si ripresentano con i faggi infuocati che si stagliano sul blu cobalto del cielo!
In tempi brevi siamo in cima (1512), non c’ero mai stato, e mi scampare il respiro dalla bocca.
Il panorama è a 360°, il mare scintillante da un lato, le Alpi dall’altro, la Val Brevenna (ed i Casoni da cui proveniamo) ai nostri piedi, l’intera Val Brugneto dall’Antola alla diga dell’omonimo lago!
Lago che è evidentemente in sofferenza per la siccità perdurante di quest’anno.
Ma, come si diceva all’inizio, l’aria oggi è tersa e allora faccimo volare lo sguardo fino agli estremi orizzoni: fino alle Apuane, all’Arcipelago Toscano e l’immancabile Corsica!
Un piccolo cartello in legno ci indica che la cima è dedicata a Silvia. Non sappiamo a che volto appartenga il nome ma cara Silvia, complimenti perchè quassù è un vero balcone sulla bellezza della nostra terra!Val Brugneto
Il clima è mite, fin troppo, ma la giornata è già avanzata. Purtroppo non riusciamo ad arrivare alla cima dell’Antola, ci limiteremo ad una capatina al Rifugio. Per fare ciò torniamo un poco indietro fino ad una pista (attenzione: anche questa non segnata ma abbastanza evidente perchè larga) che taglia sul versante di Tonno fino ad un cancelletto. Si prosegue per poche decine di metri e ci si immette sul sentiero che proviene da Torriglia. In un attimo eccoci al Rifugio. MuloQuattro chiacchiero con Silvia e Federico, i giovani gestori del rifugio, non me le faccio mai mancare! Altro rituale a cui non mi tiro mai indietro è un estathè al limone sulle terrazze!
Con Marta proviamo a scrutare con il binocolo  alla ricerca di daini, fortunatamente la “caccia” ha successo! Tre ungulati brucano sul distante monte Ciuffo.
Non so bene descrivere le emozioni che provo quando bazzico in zona Antola, chissà magari prima o poi riuscirò a dargli una forma, ma purtroppo si è proprio fatta l’ora di scendere.
La faggeta ormai è completamente in ombra,l’unico suono è quello dei nostri piedi sulle foglie appena cadute. Alla Colletta delle Cianazze svalichiamo nuovamente sul lato valbrevennino. Qui il solè illumina ancora l’antica mulattiera con una luce dorata che da soli varrebbero la giornata ma non è ancora finita. Un’ultima sorpresa ci attende: il tramonto!
Il cielo è “chiuso” tra un nastro di nuvole rosso fuoco ed il nero profilo delle Alpi, in mezzo i colori mutano ad ogni secondo mentre il fresco della sera inizia ad accarezzare i nostri visi.
Infine il giorno si nasconde definitivamente, cala il sipario su una giornata memorabile.
Vuoi vedere la videogita clicca qui.
Casoni Juan

Fioriscono i narcisi sul monte Buio

Verso metà maggio nel Parco dell’Antola c’è un appuntamento fisso: la fioritura dei narcisi (Narcissus poeticus)!
Pian della Cavalla (splendida conca carsica) e Casa del Romano (un balcone sull’Appennino) sono le mete più conosciute ma personalmente hanno perso un po’ della “magia” perchè vengono letteralmente prese d’assalto da un’infinità di persone, spesso neanche rispettose dell’ambiente circostante ma dedite solo a scatti che testimonino la propria presenza a questo “evento”.Monte Cugnoi
Quindi vorrei proporvi un’escursione diversa che oltre all’abbondante fioritura offre bellissimi panorami: il monte Buio dal Passo dell’Incisa!
Già raggiungere la partenza in macchina, se si proviene dalla Val Brevenna o da Crocefieschi, è una gioia per gli occhi perchè lo stretto nastro di asfalto  si snoda tra i pascoli che sovrastano Porcile e Clavarezza. Io e Marta veniamo spesso qui a godere del panorama, soprattutto in tiepidi tramonti d’estate che sfumano in notti squarciate da stelle cadenti!
Il Passo dell’Incisa è un intaglio nella roccia, da questo deriva il nome che si presenta in molte altre località liguri, sul crinale tra le valli Vobbia e Brevenna a circa 1070m.
CrinaleSubito il sentiero sale dolcemente tra i prati ricchi di orchidee (ad esempio Orchis tridentata) ed altre essenze floreali. In breve raggiungo una sella da cui gustare begli scorci su Caselline e Pareto ma la mia attenzione è catturata dal mare scintillante e dalle Alpi Marittime ancora cariche di bianca neve! Compare in lontananza anche la nostra destinazione: il monte Buio. La fortuna mi assiste: la giornata è limpidissima! Il passo si fa lento, il percorso è praticamente in piano in questo tratto, ed attorno a me è un continuo sfarfallio di colori.
Mentre aggiro le pendici del monte Riundo c’è tempo per alcuni incontri geologici: una tenue sorgente crea una piccola pozza, l’acqua fresca attira innumerevoli farlalline che si levano come una nuvola al mio passaggio, mentre poco più in là, segnalato anche da un cartello del Parco, ecco le tipiche tracce fossili! Come mai “tipiche”? Perchè i Calcari dell’Antola, formazione rocciosa che compone queste montagne, appartengono al più grande gruppo di Calcari ad Elmintoidi ovvere rocce su cui è rimasta impressa un traccia sinuosa, il nome è Helminthoidea labirintica, che risale a 65 milioni di anni fa… il tempo dei dinosauri!Pian del Curlo
Come d’improvviso la pendenza aumenta e mi ritrovo a salire decisamente in una pineta di rimboschimento che lascia velocemente il passo al bosco di faggi. Questo è il primo vero momento d’ombra e devo dire che, complice la precendente fatica, accolgo il fresco con immensa gioia!
La frescura dura poco, rieccomi all’aperto a Pian dei Curli. Volendo c’è un tavolo su cui pranzare ma decido di salire sulla piccola cima che rimane alle mie spalle. A sinistra i miei occhi sorvolano la Pianura Padana giungendo in men che non si dica alle Alpi, a destra sprofondano lungo il versante fino ad incontrare il piccolo borgo di Tonno accerchiato dai verdi boschi della Val Brevenna. Ed innanzi a me? Si erge maestoso il contrafforte del Buio con il crinale che corre serpeggiando fino in vetta all’Antola! Già solo quest’attimo di respiro così ampio potrebbe bastare a colmarmi di libertà ma ormai manca poco, un’ultima salita, per l’appuntamento con i narcisi.Monte Buio fino all'Antola
Per salire in vetta si può seguire la traccia che sale proprio alle spalle del piccolo boschetto dietro alla tavola a Pian dei Curli oppure proseguire lungo l’antica via che taglia la montagna ancora per un tratto. Preferisco questa seconda opzione perchè voglio proseguire la sensazione di camminare su una cornice in volo sopra la valle del Rio di Tonno.
Dapprima qualche narciso solitario, poi sempre più numerosi fino a quando non supero l’ultimo scalino ed è qui che la meraviglia mi assale: centinaia di narcisi ondeggianti al vento coprono il pianoro fino alla vetta! Un vero e proprio giardino sospeso in cielo! Qua e là orchidee e piccoli boccioli di giallo intenso: i Botton d’Oro (Trollius europaeus). Respiro il profumo della natura mentre conquisto la croce di vetta. Mi trovo all’incrocio di ben tre valli: Brevenna, Vobbia e Borbera. Il panorama è mozzafiato ed a 360 gradi: dal monte Rosa alla Riviera di Ponente, si riconosce addirittura il porto di Genova, sembra quasi di poter toccare con mano i più vicini Crocefieschi (e le Rocche del Reopasso), il valico di San Fermo nonchè l’Antola. Mi appoggio ad uno dei tavoli che si trovano sulla cima ed osservo in silenzio. L’Appennino con tutto il suo bagaglio di ricchezze storiche e naturalistiche è intorno a me, il sole brilla, i narcisi ballano nel vento… ed io mi sento libero.
Per vedere la videogita clicca qui.
Monte Rosa