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Al Presepe di Pentema da Torriglia

Durante il periodo natalizio (da metà dicembre a metà gennaio) a Pentema viene allestito un presepe tra le vie del borgo. La strada per raggiungerlo è stretta, tortuosa e fn troppo trafficata durante Castello di Torrigliaquesta ricorrenza. Per questo il mio suggerimento per raggiungerlo è quello di segure l’antica via che da Torriglia portava a Pentema lungo un cammino ricco di storia.
Torriglia (764m) è rinomata meta turistica per le famiglie aristocratiche di Genova fin da inizio ‘900 (vi sono numerosi esempi di villette in stile Liberty) nonchè punto di partenza per molte escursioni nel territorio del Parco Regionale dell’Antola.
Il percorso parte dal centro del paese e giunge fino alla rimessa delle corriere Atp, a lato si stacca la vecchia mulattiera sale verso il Castello. Da qui i Fieschi, e poi i Doria, fin dal 1000 gestivano il potere su questa parte di Appennino Ligure.
Torriglia fu feudo imperiale, marchesato ed addirittura principato tra il 1760 ed il 1797.
MulattieraI prati antistanti i ruderi della fortezza, impreziositi da un laghetto intorno al quale pascolano spesso pecore e cavalli, offrono uno scorcio bucolico veramente bello e rilassante. Io non posso che fermarmici qualche minuto ogni volta che passo di qui!
Riprendiamo  a salire fino a Donetta (1001m), poco oltre il paese un bivio: a destra si sale al monte Antola mentre a sinistra ci si dirige verso Pentema. In questo tratto la mulattiera è ancora in buono stato e permette di poter osservare la cura con cui venivano costruite queste “autostrade” dell’epoca: le pietre messe di taglio per agevolare la presa allo zoccolo del mulo. La salita è meno decisa ed improvvisamente giungiamo presso un ampio pianoro con una bella vista sul monte Prelà (1407m) ed i ruderi del Castello della Vecchia Torriglia. Già, pare che prima ancora di Torriglia stessa fosse Donetta il fulcro di potere della zona. CasoneOrmai non rimangono che basamenti della struttura ma dagli studi eseguiti si è riusciti a darne una planimetria e, soprattutto, a riconoscere l’importanza che aveva il maniero posto al crocevia di essenziali rotte di merci ed uomini tra il mare e la Pianura Padana. Mentre cammino ogni tanto si sento roccambolesche fughe di daini, nella stagione invernale è facile incontrarne sulle radure assolate.
Un piccolo passo a 1155m ci porta a svalicare in Val Pentemina.
Prima di continuare vale la pena godere l’ampio panorama dalla conca di Torriglia al mare!
Mentre scendo il versante nord, tra i rami ormai spogli ecco intravedersi, ancora distante, la nostra meta! La discesa conduce ai margini di un ampio prato con un bel casone, alle sue spalle lassù ecco il piccolo nucleo dei Buoni di Pentema. Attraversiamo la carrabile per i Buoni ed in presenza di un palo della luce svoltiamo a destra in un castagneto. Alcuni esemplari secolari, spesso putroppo ormai deceduti da tempo, si mostrano con tutta la loro maestosità… Li osservo con rigoroso rispetto, monumenti alla vita che per secoli ha regnato tra queste valli!
In breve ci ricongiungiamo con la strada asfaltata per Pentema. Questo versante, decisamente aclive, è ricco d’acqua e spesso lungo uno dei ruscelli si può assistere ad una ininterrotta cascata di ghiaccio tra i balzi della roccia!
Proseguiamo fino ad un piccolo aggregato di case dalla tipica architettura contadina: gli edifici sono disposti lungo il pendio, al piano terra la stalla con mangiatoia, al piano superiore le camere ad uso abitativo,  tutto attorno i muretti a secco che contengono le fasce.
Case a pendio  
Giungiamo così a Pentema (798m).
Il paese è situato a mezzacosta e si sviluppa come un ventaglio con apice la chiesa di San Pietro Apostolo. Un tempo qui vi erano la scuola, diverse osterie ed attività, ad oggi rimane la locanda Al Pettirosso, un punto ristoro ed l’associazione GRS Pentema molto attiva nell’organizzare eventi in particolare, motivo della nostra escursione, il Presepe!
Per lasciarvi la curiosità vi do solo alcune informazioni generali: tra le vie del paese, e negli spazi dove hanno effettivamente operato, è possibile incontrare i personaggi e le attività che animavano il borgo a fine XIX secolo.
Durante tutto l’anno, su prenotazione, è possibile visitare anche il museo contadino di Cà da Sitta (ultima abitante) alloggiato in un edificio del XVI secolo completo in parte di arredi originali ed in parte donati dai cittadini stessi.
La cura dei dettagli è massima, più che un presepe è una vera e propria rievocazione storica. Un gioello che fortunatamente sta iniziando ad esser conosciuto per il suo valore unico! L’atmosfera che si respira catapulta realmente in un’altra epoca! Personalmente non è Natale se non son ancora stato a visitare il Presepe anche perchè ogni anno viene arricchito sempre più!
Il rientro potrà essere effettuato lungo lo stesso percorso.
Se le foto non bastano ad incuriosirvi, ecco qui una piccola anteprima video!
Mentre per la videogita clicca qui!

Costapianella, Val Pentemina

La primavera ha appena iniziato a “fare sul serio”. Gli alberi da frutta sono carichi di fiori, l’erba sui prati è di un verde quasi fluorescente mentre il nostro scooter si inerpica lungo la strada che da Bromia risale la Val Pentemina. L’asfalto finisce molto presto, appena dopo il Ponte Nero, da qui sarà sterrato per almeno un paio km. Un solo aggettivo si addice a questo luogo: selvaggio.
Tra noi ed il torrente Pentemina nessuna protezione, solo un salto di un centianio di metri!
La strada torna asfaltata, superiamo il bivio per l’agglomerato di nuclei che compongono il Rione di Carsegli e proseguiamo verso Pentema.CostapianellaCappella San Rocco
D’improvviso, presso un piccolo spiazzo ecco il cartello che indica l’inizio del sentiero per la nostra meta: Costapianella!
In circa 20 minuti la vecchia mulattiera, circondata da alcuni castagni secolari, sale finchè  un bagliore chiaro si staglia tra le foglie: la cappella di San Rocco.
L’edificio è stato recentemente restaurato dalle persone che un tempo vivevano nel paese, seppur magari solo nel periodo estivo, perchè sul prato antistante veniva allestita una festa con balli e canti nel giorno dedicato al santo!
Dobbiamo ringraziare il desiderio di mantenere il ricordo di quei giorni se la cappella versa in ottime condizoni!
La mulattiera prosegue seguendo la linea del crinale, in questo tratto pianeggiante, passando prima accanto al vecchio trogolo e poi insinuandosi tra le case.
Purtroppo, come spesso accade, le stanze sono spoglie di qualsiasi arredo ed è evidente la frequentazione da parte di squadre di softair: ci son pallini ovunque! Non capirò mai la mania di andare a distruggere questi luoghi
CostapianellaCostapianellaLe case della parte più bassa hanno i segni di un utilizzo (e cura) più recente nel tempo: l’intonaco è “fresco” e paiono rinforzate in cemento armato!
Addirittura un edificio ha ancora le impalcature esterne, probabilmente i proprietari avevano iniziato qualche lavoro che però è stato lasciato a metà!
In presenza di un secondo piccolo trogolo, ancora funzionante fino alla recente alluvione del 2014, la via si biforca.  Qui è chiaro motivo del nome dato al paese: siam su una sorta di terrazzo naturale… Tutto intorno a noi i ripidi versanti del monte Penzo (raggiungibile seguendo la mulattiera le cui condizioni però non abbiam verificato)!
In testa al paese, muovendovisi con estrema attenzione, ci son gli edifici che regalano gli spunti più interessanti: le murature interne sono in pietra ed addirittura in uno è possibile osservare un piccolo runfò (antica cucina) avvolto nell’oscurità data da una tenda naturale di edera che ricopre la finestra! Purtroppo la strada in condizioni non proprio agevoli e la quasi assenza di possibilità parcheggiare la macchina, se non in modo “creativo” nell’unico slargo nelle vicinanze, possono essere un disincentivo a visitare Costapianella.
Al netto delle scomodità, però, vale assolutamente la pena di esplorarla per il fascino che ancora ha! Le fatiche saranno ampiamente ripagate!
Se vuoi vedere la videogita clicca: qui.

Costapianella Costapianella Costapianella Interno Interno Interno

Pian dei Curli, Val Brevenna

L’anno scorso quando, percorrendo il sentiero per il monte Buio, vidi Pian dei Curli mi ripromisi di andarlo a vedere nella stagione più adatta.
Allora era fine maggio… Troppo tardi per un paese abbandonato! Casareggio
Quest’anno siam stati più previdenti e così, una mattinata di metà aprile, io e Marta abbiam deciso di andare ad esplorare il piccolo manipolo di costruzioni.
Risaliamo la Val Brevenna fino a Casareggio, piccolo paese ai piedi del Buio.
Proprio in presenza di un antico trogolo, ancora perfettamente funzionante, un cartello indica l’attacco del sentiero. Bisogna fare un plauso a chi si è messo di buona lena a risegnalare la via sia per Pian dei Curli che per Tassaie…
(In presenza di un bivio un cartello indica quale direzione seguire per quest’ultima, noi dobbiamo prendere l’altra)
Un volontario che a noi è anonimo ma non per questo meno meritevole di lodi!
La vecchia mulattiera che collegava i paesi è ancora in buone condizioni e sale, abbastanza dolcemente, tra le antiche fasce. Non appena ci siam allontanati un pochino ecco che appare, come in una visione aerea, tutto Casareggio disteso sul fianco della montagna e lassù l’Antola coperto da una tardiva spruzzata di neve. Pian dei Curli
Un muro a secco dalle pietre estremamente grandi colpisce la nostra attenzione: è in perfetto stato e pare proprio un monumento alla fatica che si faceva quotidianamente in questo spicchio d’entroterra!Cucina
Non appena svalichiamo, complice l’assenza di fogliame, ci appare dall’altro lato della valletta Pian dei Curli!
Percorriamo il tratto di sentiero che rimane con molta attenzione: siam nel bosco pieno e le zecche hanno già iniziato a risvegliarsi…
Nell’ultimo mese è piovuto molto, ogni ruscello, persino il più piccolo, è carico d’acqua.
Ci fermiamo a contemplarne il canto in presenza di una loro confluenza! Le cascatelle scendono dalla montagna scroscianti e sembrano quasi rallegrarsi che la siccità sia ormai un ricordo dello scorso anno!
Appena oltre questo punto ecco la prima casa del paese! Non è che un rudere purtroppo…
Il borgo ha un suo “centro” gravitazionale ne vecchio trogolo, datato con un iscrizione del 1926.
E già sorgono i dubbi che ci accompagneranno per il resto della visita: pare che qualcuno lo frequenti di recente perchè le viuzze interne sono pulite ma quello che ci coglie maggiormente di sopresa è la quantità di oggetti sparsi per esse. Non solo, sono evidenti i segni di fuochi recenti!
Addirittura in un vicolo è possibile trovare una grande pila di vecchi vestiti buttati lì a prendere intemperie… Tralasciando il lato “sinistro” di questo ritrovamento la nostra paura è che possano subire il destino del fuoco! Un vero peccato.
L’edificio più interessante è sicuramente quello con un grande seccatoio esterno (anche qui abbiamo una data: 1952 anche se non sappiamo bene a cosa faccia riferiemento). Vi si riesce ad entrare [FARE SEMPRE ATTENZIONE] con qualche accorgimento, l’unica stanza visitabile è la vecchia cucina con ancora il runfò, la stufa di ghisa ed il lavandino di marmo, propri come si usava un tempo!
Come già detto il nucleo è molto piccolo e tutto sommato c’è poco da vedere ma merita senz’altro una visita soprattutto per la facilità con cui lo si può raggiungere!
Se vuoi vedere la videogita clicca: qui.

Pian dei Curli        62_InternoF 34_Sedia

L’anello del Cremado, tra antichi alpeggi e faggete

L’autunno è sicuramente la mia stagione preferita. I nostri monti assumono mille sfaccettature che vanno dal rosso fuoco al giallo dorato!
In questo periodo dell’anno non è raro che capitino giornate estremamente limpide con il cielo blu intenso che contrasta con i colori caldi delle foglie. Se siete fortunati, come siamo stati noi, potrebbe capitarvi di intraprendere una gita proprio in un giorno di questi.
Prima mattina, Val Brevenna.Lavazzuoli
Il sole non ha ancora tolto la coperta di rugiada al fondovalle, limitandosi ad accarezzare solo lo cime più alte. L’aria è più che frizzante. Chi l’ha percorsa sa che la strada fino a Senarega, per quanto stretta, se la cava ancora ma da lì in poi… Diventa tutto un’altro storia! La striscia di asfalto, in buon parte consumato fin quasi allo stremo, si inerpica tortuosa sul fianco della mantagna. Se il nostro scooter potesse parlare ci chiederebbe perchè gli stiamo facendo questo!
Finalmente giungiamo a Piancassina (1035m), carichiamo gli zaini e ci mettiamo in cammino.
Il sentiero è ancora quello originale che conduceva (e conduce tutt’ora essendo l’unica via per raggiungerlo) a Lavazzuoli (1142m). Ogni volta che ci vengo è come fare un passo indietro nel tempo. E’ il suono dei campanacci di una mucca che ci accompagna mentre ci muoviamo tra il manipolo di case, quasi tutte in stato di abbandono, l’antico trogolo, l’orto ed i pascoli curati. Il tempo è come sospeso qui, ed non  si può che fare un plauso ai titolari dell’agriturimo (Osteria del Sole) per mantenere viva questa realtà in testa alla valle! Casoni Lomà Una piccola gemma.
Trascuriamo le varie deviazioni proseguendo dritti in direzione dei casoni.
I primi che incontriamogiacciono in stato di completo abbandonotanto che solo uno è  ancora “visitabile” (fate sempre attenzione se entrate in costruzioni pericolanti): sono i Casoni della Libia. Il nome non è minimamente riferito al paese africano bensì ad una particolare forma geologica evidente poco oltre: un antico smottamento ha messo a nudo la roccia viva rendnedo il paesaggio quasi lunare. E come sarà il temina dialettale per indicare una frana? Liggia. Da qui l’italianizzato “libia”! Casoni Giuan
Da qui il percorso, purtroppo non posso esimermi dal dirlo, diventa più avventuroso dato che la vegetazione è parecchio invadente. Una sorta di scaletta di pietra che si stacca sulla nostra destra è la via per i Casoni di Lomà. Il luogo sembra un inno alla vita contadina: un manipolo di costruzioni (rigorosamente seguenti l’andamento del pendio) utilizzate fino al passato recente come alpeggi dagli abitanti di Chiappa. L’opera dell’uomo, però, non si ferma qui: abbondano i muretti a secco, gli alberi da frutto, scale in pietra ed i cascinali.
Salendo ancora, invece, incontriamo i Casoni di Giuan. Personalmente rimango rapito dalla bellezza quasi da cartolina di questo angolo che pare dimenticato dallo scorrere del tempo. Davanti a noi sull’ampio prato ai piedi del monte Cremado sono adagiati alcuni edifici ancora in buono stato, dietro la vista si apre fino alla Riviera di Ponente!
Superati gli edifici, ci addentriamo tra una serie di cespugli di rovi e prugnoli finchè non viene a farci visita uno degli abitanti della zona: un mulo! Sì perchè i pascoli sono ancora utilizzati da una mandria di cavalli che, a direi il vero, sono stati fin troppo curiosi di venire a capire chi fossero questi intrusi! Panorama CremadoCe li lasciamo alle spalle ed il gioco inizia a farsi duro: si sale! La prossima tappa è la vetta del Cremado e per arrivarci non esiste un vero e proprio sentiero segnato. Seguiamo il dedalo di piste che si dipanano sui pascoli. Ecco che i colori autunnali si ripresentano con i faggi infuocati che si stagliano sul blu cobalto del cielo!
In tempi brevi siamo in cima (1512), non c’ero mai stato, e mi scampare il respiro dalla bocca.
Il panorama è a 360°, il mare scintillante da un lato, le Alpi dall’altro, la Val Brevenna (ed i Casoni da cui proveniamo) ai nostri piedi, l’intera Val Brugneto dall’Antola alla diga dell’omonimo lago!
Lago che è evidentemente in sofferenza per la siccità perdurante di quest’anno.
Ma, come si diceva all’inizio, l’aria oggi è tersa e allora faccimo volare lo sguardo fino agli estremi orizzoni: fino alle Apuane, all’Arcipelago Toscano e l’immancabile Corsica!
Un piccolo cartello in legno ci indica che la cima è dedicata a Silvia. Non sappiamo a che volto appartenga il nome ma cara Silvia, complimenti perchè quassù è un vero balcone sulla bellezza della nostra terra!Val Brugneto
Il clima è mite, fin troppo, ma la giornata è già avanzata. Purtroppo non riusciamo ad arrivare alla cima dell’Antola, ci limiteremo ad una capatina al Rifugio. Per fare ciò torniamo un poco indietro fino ad una pista (attenzione: anche questa non segnata ma abbastanza evidente perchè larga) che taglia sul versante di Tonno fino ad un cancelletto. Si prosegue per poche decine di metri e ci si immette sul sentiero che proviene da Torriglia. In un attimo eccoci al Rifugio. MuloQuattro chiacchiero con Silvia e Federico, i giovani gestori del rifugio, non me le faccio mai mancare! Altro rituale a cui non mi tiro mai indietro è un estathè al limone sulle terrazze!
Con Marta proviamo a scrutare con il binocolo  alla ricerca di daini, fortunatamente la “caccia” ha successo! Tre ungulati brucano sul distante monte Ciuffo.
Non so bene descrivere le emozioni che provo quando bazzico in zona Antola, chissà magari prima o poi riuscirò a dargli una forma, ma purtroppo si è proprio fatta l’ora di scendere.
La faggeta ormai è completamente in ombra,l’unico suono è quello dei nostri piedi sulle foglie appena cadute. Alla Colletta delle Cianazze svalichiamo nuovamente sul lato valbrevennino. Qui il solè illumina ancora l’antica mulattiera con una luce dorata che da soli varrebbero la giornata ma non è ancora finita. Un’ultima sorpresa ci attende: il tramonto!
Il cielo è “chiuso” tra un nastro di nuvole rosso fuoco ed il nero profilo delle Alpi, in mezzo i colori mutano ad ogni secondo mentre il fresco della sera inizia ad accarezzare i nostri visi.
Infine il giorno si nasconde definitivamente, cala il sipario su una giornata memorabile.
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Casoni Juan